Lo yeti, abominevole uomo delle nevi o una bufala?
Lo yeti, abominevole uomo delle nevi o una bufala?

Milano, 22 marzo 2017 -  Cerchi nel grano, coccodrilli nelle fogne, avvistamenti Ufo, l’Astronauta di Palenque. Fermate la bufala, voglio scendere! «I “fake”, credenze diventate reali in virtù del passaparola e del “si dice” proliferano su internet ma sono facilmente screditabili», spiega Chiara Segré, biologa impegnata nella divulgazione scientifica, responsabile della supervisione scientifica della Fondazione Veronesi e autrice, con la giornalista Fulvia Degl’Innocenti, di “Cacciatori di Bufale – Come riconoscere e smascherare le notizie infondate e le leggende metropolitane nella realtà e nel Web” (Edizioni Sonda). «Un vademecum capace di insegnare ai ragazzi, ma anche ai loro genitori e insegnanti, a riconoscerle e a smascherarle».

 Per amor di verità?
«Soprattutto perché le bufale non sono mai innocue: si infiltrano in tutte le sfere della vita privata e anche pubblica; se spinte agli estremi, possono causare seri danni alla democrazia e alla collettività. Un esempio molto attuale, la presunta pericolosità dei vaccini. Ancora in ambito sanitario, il caso stamina, ma anche i personaggi famosi dati per morti e invece vivi e vegeti sono fatti sgradevoli». 

 Da cosa nasce l’esigenza di ricacciare il coccodrillo nelle fogne? 
«Faccio parte del Comitato italiano per il controllo delle affermazioni sulle pseudoscienze fondata da Piero Angela nell’89 per verificare i presunti fenomeni paranormali: l’intento è lo stesso, spiegare ai giovani come fare per non farsi menare per il naso dalla bufala di turno, soprattutto quella online».

 Quindi internet mente?
«Diciamo che è indispensabile insegnare alle nuove generazioni dove andare a cercare le notizia, quali siano i siti attendibili e quelli da prendere con le molle. A verificare le fonti, interpellando esperti del settore e utilizzando l’osservazione e la tecnologie (quando possibile), nel caso di registrazioni o fotografie. Insomma, mettere in dubbio».

 Lei lo ha fatto?
«Certo, a partire dalla creazione dei cerchi nel grano, ed è stato molto più semplice di quanto si pensi: abbiamo realizzato perfette figure geometriche grazie a travi legata a una corda trascinate schiacciando il grano seguendo il senso delle spighe, senza romperle: come strumenti di supporto nessuna navicella spaziale, ma bandierine, nastri e metri. Per non lasciare segni basta utilizzare le “tram lines”, le tracce lasciate dalle ruote dei trattori dove non ricrescono le piante».

 Quindi lotta dura alle fake news?
«Soprattutto sul web e sui social, dove si stima che una notizia su due sia falsa, imprecisa o distorta. Con l’ invito a sviluppare il proprio spirito critico in grado di garantire un sano approccio scettico alla vita». 

Consigli per i giovani cacciatori di bufale?
«Stare con la mente vigile e il naso per aria, cercare elementi, in modo da saper annusare una frottola e saperla così smascherare. C’è un fantasma nella foto di famiglia? Verificare la presenza di ombre ed eventuali riflessi...».

Facebook, Instagram, Snapchat, YouTube, Whatsapp: l’assidua frequentazioni online dei teenagers rende la diffusione di bufale ancora più capillare.
«Per questo è indispensabile spiegare ai nostri figli che quando si naviga occorre aver un occhio ancora più attento e allenato, e farsi sempre delle domande in merito a ciò che stiamo leggendo, pensandoci bene prima di condividere un post o una notizia e quindi contribuire a espandere a macchia d’olio la frottola di turno. Per quanto gustosa possa essere».

letizia.cini@quotidiano.net