La copertina di un almbum di Caterina Valente
La copertina di un almbum di Caterina Valente
"La vecchiaia non è roba da codardi": rubando la battuta a Bette Davis (o era Mae West?), Caterina Valente scherzava con la stampa austriaca alla viglia dei 90 anni che ha compiuto il 14 gennaio 2021: le foto che la ritraggono ce la restituiscono bellissima come da ragazza, i capelli corti bianchi al posto dei capelli corti neri, lo stesso sorriso aperto e dolcemente pieno d’ironia, gli stessi lineamenti perfetti del volto e lo stesso fisico minuto che ne avevano fatto una Audrey Hepburn ante litteram. In realtà la Valente è stata un po’ un tutto, ante-litteram, tant’è che non stupisce il successo che Caterina la novantenne sta vivendo adesso tra i ragazzini (e non solo), con più di un miliardo e 300 milioni di visualizzazioni legate – grazie a Tik Tok – al brano Bongo Cha Cha Cha da lei inciso nel ’59 e riportato a nuova vita prima dalla presenza nella...

"La vecchiaia non è roba da codardi": rubando la battuta a Bette Davis (o era Mae West?), Caterina Valente scherzava con la stampa austriaca alla viglia dei 90 anni che ha compiuto il 14 gennaio 2021: le foto che la ritraggono ce la restituiscono bellissima come da ragazza, i capelli corti bianchi al posto dei capelli corti neri, lo stesso sorriso aperto e dolcemente pieno d’ironia, gli stessi lineamenti perfetti del volto e lo stesso fisico minuto che ne avevano fatto una Audrey Hepburn ante litteram. In realtà la Valente è stata un po’ un tutto, ante-litteram, tant’è che non stupisce il successo che Caterina la novantenne sta vivendo adesso tra i ragazzini (e non solo), con più di un miliardo e 300 milioni di visualizzazioni legate – grazie a Tik Tok – al brano Bongo Cha Cha Cha da lei inciso nel ’59 e riportato a nuova vita prima dalla presenza nella colonna sonora del film Spider-Man: Far from Home (2019) poi – fino a queste ore – dal remix del duo dei dj inglesi Goodboys.

La vecchiaia non è roba da codardi. Ma neanche la giovinezza. Quella del ’59 era un’Italia, come la racconta Luciano Bianciardi nell’Integrazione, divisa a metà dal nascente boom economico: due Italie entrambe depresse, la depressione del Sud che salta subito agli occhi, quella del Nord "mascherata da progresso, da modernità". A trasportarci in questa estate 2021 laggiù – in un salto nel tempo – è la perfezione cristallina dell’interpretazione di Caterina Valente, che dà allegra credibilità e sostanza a un testo surreale (bongo-la, bongo cha cha cha parlami del Sud America... In testa è bello mettere cappelli a pan di zucchero... ) e restituisce intatta la speranza dell’alba del miracolo economico italiano, e la medicina spensierata alle ombre all’orizzonte. D’altronde la perfezione di interprete della Valente aveva già allora radici profonde: nata Parigi nel 1931, settima generazione di una famiglia di artisti italiani tra avanspettacolo e circo, mimo e vaudeville, papà di origine laziale fisarmonicista, mamma ("il talento più grande mai andato in scena", ricordava Caterina in un’intervista con Enzo Biagi) attrice, ballerina, polistrumentista e comica, Caterina debutta in scena a 5 anni. A tredici – con la famiglia che lavora in Germania – si ritrova in mezzo alla guerra, durante l’assalto dell’esercito sovietico alla città di Breslavia, allora sotto i nazisti: "Fu la cosa più crudele che abbia mai visto – raccontò Caterina –. Cercammo di tirare fuori le persone dalle macerie. Ma avevamo solo pezzi in mano, un braccio, una gamba, un busto senza testa. È stato un inferno".

Dopo l’inferno, la Valente ha cantato 1.800 canzoni incise in 12 lingue diverse (Guinness dei primati), ha venduto 18 milioni di dischi nel pianeta ed è stata definita da Mina la "maestra: musicista pazzesca e, come padronanza di voce, la più forte", e da Dean Martin "la ragazza più talentuosa del mondo". Il duetto sul Samba di una nota sola con lei alla chitarra e il ciuffo impomatato di Dino Paul Crocetti che ondeggia adorante al suo cospetto, registrato in una puntata dello show tv Usa di Dean Martin del 1966, viaggia su YouTube con 14 milioni di visualizzazioni, oggi. Ritiratasi dal mondo dello spettacolo per vivere sul Lago di Lugano con "due figli pazzi che si prendono cura di me e Annibale il pastore tedesco più bello del mondo", l’ultima apparizione in pubblico è a Monaco di Baviera, nel 2005, per ritirare un prestigioso premio alla carriera

"La vecchiaia non è roba da codardi", e la giovinezza resta intatta in un 45 giri: il mito di Caterina è un mito che riempie il cuore di bellezza, allegria, professionalità altissima e coraggio di un repertorio raffinato che col tocco magico di lei diventa immediatamente pop. Ne sono testimonianza – come il minishow con Martin a portata di YouTube – i trionfi nello stardom Usa anni ’50 e ’60, le collaborazioni non solo con Bing Crosby e Danny Kaye ma anche con Ella Fitzgerald e Louis Armstrong, la passione jazz con Chet Baker e Count Basie, quella per samba e bossa nova che tra le prime la Valente ha importato in Europa, a partire dalla Germania, tra le sue patrie d’elezione e paese d’origine del primo marito. "Il mio desiderio più grande?", dice, "è che i bambini del mondo, i giovani di oggi, non sperimentino mai la guerra". E ballino, magari, il suo eterno sorridente cha cha cha.