Domenica 14 Luglio 2024
MARIANNA GRAZI
Magazine

Black Barbie, l’orgoglio nero in una bambola

Su Netflix il documentario sulla svolta multirazziale della Mattel nel 1980. All’origine le prime dipendenti afroamericane dell’azienda

Black Barbie, l’orgoglio nero in una bambola

Black Barbie, l’orgoglio nero in una bambola

Un lungo, elegante, abito rosso stretto in vita, ispirato alla cantante nera Diana Ross. È questa l’immagine della “Black Barbie” protagonista del documentario uscito il 19 giugno su Netflix, che ripercorre le origini della prima Barbie nera, lanciata nel 1980. Un gioco che, sin dall’inizio, non è mai stato “solo” un gioco, non è mai stata solo una bambola, ma ha rappresentato un ideale per generazioni di bambine (e bambini), che in quella figura così iconica si sono riconosciute, o si sono cercate, che hanno lottato per essere viste anche attraverso una bambola. Prodotto da una ex bambina che, come tante, per la prima volta vedendola si è riconosciuta in lei, Shonda Rimes, racconta la storia delle tre donne che fecero una vera rivoluzione nella storica casa di produzione Mattel. Il documentario è scritto e diretto dalla regista Lagueria Davis, nipote di Beulah Mae Mitchell, prima donna nera dipendente della società che, rivolgendosi alla creatrice della bambola, Ruth Handler, chiese: "Perché non facciamo una Barbie come me?"

Una domanda che ora è diventata un’urgenza in tanti ambiti, quella di vedersi rappresentate e rappresentati dove prima certe persone, certe comunità, erano invisibili. "Il nostro documentario –spiega la produzione – celebra l’impatto epocale che tre donne nere della Mattel hanno avuto sull’evoluzione del marchio Barbie così come lo conosciamo". Come spiega la regista, la sua opera, realizzata dopo dieci anni di lavoro, è stata ben accolta nei festival americani sulla scia della popolarità del film Barbie di Greta Gerwig, che lo scorso anno ha sbaragliato i botteghini dei cinema di tutto il mondo.

Al centro del documentario, ci sono il femminismo e le politiche razziali nell’industria delle fashion dolls. Sì perché la creazione della prima black Barbie, di fatto, ha segnato un passaggio epocale nella società e soprattutto tra le bambine che in lei finalmente potevano riconoscersi. Shonda Rhimes, tra le voci-testimoni di Black Barbie, già nel trailer spiegava quale sia stato l’impatto della prima bambola Mattel nera sul mondo, come questa potesse influire sui diritti civili e sulla formazione dell’identità dei bambini.

"Se in tutta la vita non hai mai visto nulla realizzato a tua immagine, il danno è stato fatto", e ancora: "Pensavo che Barbie nera fosse magica", spiega la produttrice di Grey’s Anatomy e Bridgerton, serie eccellenti in termini di inclusione. La stessa Rhimes ha a sua volta ispirato la realizzazione di una bambola Mattel a sua immagine e somiglianza, arrivata sugli scaffali dei negozi nel 2022, grazie al Dream Gap Project.

Black Barbie affianca l’eredità delle tre lavoratrici di casa Mattel – Beulah Mae Mitchell appunto, Stacey McBride Irby e Kitty Black Perkins – alle storie di un gruppo di donne nere che si ritrovano ‘immortalate’ nelle Barbie realizzate a loro immagine, ai commenti di personalità celebri e dei fan della bambola.

Il film è poi anche una celebrazione della cultura black degli ultimi 70 anni – perché sì, è stata lanciata sul mercato nel 1980, ma il lavoro sulla Barbie nera era iniziato circa quarant’anni prima – e dell’influenza che quella specifica bambola ha avuto sull’ampia varietà di dolls di oggi. "Ascoltando mia zia e guardando i suoi cimeli Mattel, non mi sfuggiva il motivo per cui lei e le sue colleghe nere avrebbero voluto vedere una Barbie che assomigliasse loro" ha spiegato la regista. È partita da queste testimonianze, Lagueria Davis, e ha iniziato a fare ricerche che l’hanno portata a scoprire che ci sono voluti ventuno anni prima che la Mattel rilasciasse la prima Barbie nera. "Scoprire questo mi ha riportato indietro nel tempo, quando ero piccola e stavo imparando cosa significasse essere una bambina nera – continua –. È stato allora che ho capito che dovevo raccontare la storia di Black Barbie e, nel farlo, raccontare la storia di mia zia".

Per oltre quarant’anni, Beulah Mae Mitchell ha lavorato alla Mattel. Se il documentario sembra limitarsi a trattare del percorso che ha portato all’uscita di Black Barbie nel 1980, le questioni che esplora in realtà sono molto più profonde: il danno dato dalla mancanza di uno “specchio sociale”, la lentezza del progresso e le tensioni legate a quello che è stato visto come un oscuramento di un personaggio bianco. Il docufilm analizza un’azienda di giocattoli nera che produceva bambole multirazziali e una linea interna della Mattel incentrata su personaggi neri a sé stanti, creata da Stacey McBride-Irby, protetta di Perkins. Lei fu la prima designer nera della storica casa di produzione a voler dare un ruolo da personaggio principale alla versione black di Barbie, visto che già prima della sua uscita esistevano bambole nere nell’universo Barbie, ma erano tutte accessorie, amiche di quella bianca-bionda-occhi azzurri.

L’aspetto più interessante del documentario, insomma, è la domanda che lascia in sospeso, al pubblico: Black Barbie è riuscita a sfuggire all’emarginazione, alla marginalizzazione, delle precedenti, dato che Barbie bianca rimane lo standard? La società ha bisogno di versioni nere di prodotti culturali bianchi o di nuovi prodotti che mettano al centro la Blackness?