L’agricoltura biodinamica rappresenta l’eccellenza del biologico. La sua principale caratteristica è la circolarità, grazie alla quale ogni azienda tende al cosiddetto “ciclo chiuso”, con la quasi totalità degli input produttivi derivanti dalla stessa attività grazie al riciclo delle sostanze organiche. Inoltre, negli ultimi anni, si sta assistendo a una crescita diffusa e costante nel numero di imprese biodinamiche. Tuttavia, le principali piazze commerciali di riferimento per questo settore non sono quelle italiane, bensì quelle estere.

"La domanda internazionale di alimenti coltivati in modo biodinamico, paradossalmente, supera la capacità produttiva italiana – sottolinea Carlo Triarico, presidente dell’Associazione dell’Agricoltura Biodinamica e rappresentante italiano nel consiglio di Demeter (unica associazione ecologica ad aver creato una rete di singoli enti di certificazione presenti su scala mondiale ndr) – e il marchio Demeter è il più apprezzato al di là dei confini nazionali. Nonostante le prime aziende biodinamiche siano nate proprio in Italia alla fine degli anni ’20, gli italiani non consumano prodotti biodinamici, se non in piccola parte".

La quantità di prodotti biodinamici esportati dal Belpaese è pari a circa il 90 per cento della produzione totale. Un dato che rivela come gli italiani tendano a semplificare i concetti di biologico e biodinamico. "In realtà – aggiunge Triarico - le produzioni biodinamiche devono rispettare regole ancora più restrittive di quelle biologiche. Non è possibile utilizzare alcun tipo di sostanza o concime diverso da quelli presenti in natura. Inoltre ogni azienda, per ottenere la certificazione, deve possedere un certo numero di animali in base agli ettari su cui si estende".

Cifra caratteristica di questi prodotti agricoli è una maggiore concentrazione di sostanze nutraceutiche proattive per la salute, quali antiossidanti, antinfiammatori o anche antivirali, rispetto agli altri alimenti sul mercato. Tutto ciò si coniuga poi con l’estrema sostenibilità ambientale e sociale delle produzioni.

Aspetti che si collegano strettamente con la sfida lanciata dall’Unione europea un “green new deal”, le cui linee guida sono strutturate proprio su quelle fissate da questo specifico comparto. Dei 358 miliardi (un terzo del bilancio europeo) destinati all’agricoltura, l’Italia dovrà gestire 38,7 miliardi per assicurare un futuro sostenibile alle produzioni agricole. "Siamo il primo Paese – commenta il presidente dell’Associazione - produttore ed esportatore a livello europeo di prodotti biodinamici. Questo settore d’eccellenza potrebbe fare da volano a tutta l’agricoltura italiana se si investissero risorse. Purtroppo c’è una legge, ma è ferma da ormai due anni al Senato".

Rispetto agli altri paesi europei l’Italia paga un altro gap: la mancanza di formazione specializzata in biodinamica di livello universitario, un tema affrontato il 30 novembre scorso nel corso della seconda giornata del 36esimo convegno dell’Associazione per l’Agricoltura Biodinamica che si concluderà il 10 dicembre (diretta video su Agricolturabio.info registrandosi sui siti www.biodinamica.org e su www.convegnobiodinamica.it). Secondo stime recenti si fa sempre più sentire la necessità di istituti pubblici di ricerca, tanto che circa due terzi delle aziende italiane sarebbero interessate ad assumere personale formato.

Federico Rota