di Lorenzo Frassoldati

Mentre i volantini delle catene annunciano promozioni con frizzantini a 2 eurobottiglia, o anche Prosecchi doc e docg dai 3 ai 5 euro, o rossi e bianchi Doc da 1,59 a 3,49 euro, le classifiche del vino 2020 confermano quello già in parte si sapeva. Il vino italiano ha retto l’urto della pandemia e del lockdown, ma è stato il vino commerciale a salvare i bilanci dei grandi gruppi. Volendo azzardare una definizione, chiamiamo vino commerciale quello venduto nelle catene della Gdo in un range di prezzo sotto i 10 eurobottiglia. Lo conferma l’analisi di Pambianco, centro di ricerca strategica nella moda e lifestyle, che ha stilato le classifiche dei fatturati degli spumanti e dei vini, divisi per gruppi. Spiega David Pambianco, ad di Pambianco Srl: "Devo dire che il segmento del vino ha retto molto meglio di altre aree del nostro Made in Italy. I primi 10 gruppi del vino accessibile hanno fatto meglio della categoria premium crescendo del 3%. E non è una sorpresa in un anno condizionato dalla chiusura dell’horeca e dallo spostamento dei consumi dentro casa. Ma anche le realtà premium sono state brave a mantenere buone le redditività". I primi dieci gruppi di fascia media sono cresciuti del 3% mentre la top5 delle realtà di fascia alta mostra una flessione pari al -12%. Diverso è il discorso se si guarda alla marginalità, la cui difesa è stato il principale obiettivo dei produttori di fascia alta. Nella fascia commerciale, la graduatoria vede la conferma in vetta alla classifica di Cantine Riunite&Civ, con 600 milioni di ricavi stimati, davanti a Caviro con 363 milioni e a Botter, prima società privata dietro ai due gruppi cooperativi, con 230 milioni. In quarta posizione e a pari merito, compaiono Fratelli Martini e Cavit entrambi a quota 210 milioni . La miglior prova dell’anno è quella di Italian Wine Brands (unico gruppo in Borsa) salita in sesta posizione con un fatturato in crescita di quasi il 30% (204 milioni) grazie soprattutto al boom dell’online. Chiudono la top10 Enoitalia, Mezzacorona, Zonin 1821 e Terre Cevico. Il risultato di Riunite (600 milioni) è significativo perché congloba il fatturato GIV-Gruppo Italiano Vini (395 milioni). I gruppi di fascia premium hanno sofferto di più. I primi 5 gruppi (Antinori, Santa Margherita, Frescobaldi, Lunelli, Terra Moretti) hanno chiuso l’anno in media con un -12% , ben diverso dal -30-35% che si profilava tra marzo e aprile. Venendo agli spumanti, ancora una volta il Prosecco è risultato vincente nella sfida fra le bollicine, " in un contesto globale molto critico che ha invece penalizzato lo champagne", dice David Pambianco. La classifica dei big delle bollicine premia infatti le realtà del Nord-Est specialiste del Prosecco. I primi tre gruppi anzi (F.lli Martini, La Marca e Contri) sono in crescita. F.lli Martini, coi brand Sant’Orsola e Canti, è salita da 206 a 210 milioni, a seguire la coop più forte del Prosecco, la trevigiana La Marca, che cresce del 6% arrivando a 150 milioni e al terzo posto la grande rivelazione dell’anno ovvero l’azienda veronese Contri, che vola a 109 milioni con un balzo di oltre il 13%. Al quarto al quinto posto altri due specialisti del Prosecco: Villa Sandi e Mionetto. E il 2021? "Basandomi sui i vari player, ho riscontrato ottimismo basato sulle opportunità offerte dall’export e dai categorie di prodotto come il rosè".