La scena di Biancaneve con il bacio incriminato (Ansa)
La scena di Biancaneve con il bacio incriminato (Ansa)

Roma, 5 maggio 2021 - C'è un bacio non consenziente che - in Italia - agita le giornate nel mondo fatato di Disneyland: è quello che il principe azzurro dà a Biancaneve per liberarla dall’incanto della mela avvelenata. La scena fa parte della nuova animazione all'interno del parco tematico della Disney in California, appena riaperto dopo un anno di chiusura per il Covid. Tra le novità una giostra dedicata a Biancaneve, dal titolo "Snow White's Scary Adventure", a base di proiezioni laser e luci al Led, tant’è che è stata ribattezzata "Snow White's Enchanted Wish", il "desiderio incantato di Biancaneve". Animazioni fantastiche e colori sgargianti, apprezzate dai molti visitatori, ma capaci di scatenare polemiche. Soprattutto in Italia, va detto, perché a far esplodere il caso è stato un articolo di due giornaliste del San Francisco Gate che, probabilmente, ha avuto una eco maggiore nel nostro Paese che Oltreoceano. 

L'attacco del sito Sfgate.com

A sollevare dubbi sull’iconica scena del bacio due giornaliste del San Francisco Gate. "Le dà un bacio senza il suo consenso mentre lei dorme. Non può essere vero amore se soltanto uno dei due è consapevole di quello che sta accadendo" - scrivono Katie Dowd e Julie Tremaine che pongono sotto la lente, come già successo per altri cartoni, la funzione educativa: "Non siamo tutti d'accordo che insegnare ai bambini che baciarsi, quando uno dei due non è consapevole, non va bene?". La questione ha diviso i lettori, seppur, va detto, il post in questione abbia incassato qualche centinaia di commenti. Non un fenomeno virale, almeno in Usa. C’è chi ha chiesto a Disneyland di adeguarsi ai nuovi canoni, sostenendo che un bacio non richiesto non può essere più considerato magico e chi invece ha commentato che senza la magia e l'incantesimo del bacio non esiste la fiaba stessa. La Disney, per il momento, non si è espressa e non ha disposto nessuna forma di 'censura'.

Le reazioni della politica

Dopo che Fedez con il suo discorso al Concertone del primo maggio ha occupato la scena politica degli scorsi giorni, non c’è da stupirsi che anche Biancaneve diventi un argomento di discussione tra destra e sinistra. A indignarsi per la polemica e la censura del "bacio rubato" è soprattutto il centrodestra, in primis il leader della Lega, Matteo Salvini, che in un post Instagram ha difeso il principe. "Di censura in censura, si arriva al ridicolo. Qui ad essere aggredito, oltraggiato e discriminato è... il buonsenso! Viva la Liberta", sostiene il leader leghista che conclude: "Viva il Principe Azzurro e Biancaneve". Il mondo ovattato Disney però non è il mondo reale ed è lo stesso Roberto Calderoli, senatore leghista, a ricordarlo, ponendo l’attenzione sulla continua strage di donne in Italia.  “Passiamo le giornate a indignarci per battute magari discutibili di un comico o per il bacio non consenziente del Principe a Biancaneve, nella celebre favola, e poi le ragazze della porta accanto vengono sgozzate o smembrate?", sostiene Calderoli, che poi invita: “Al posto che indignarci per Biancaneve occupiamoci di cose serie, di cose vere, come questa strage infinita di povere donne colpevoli solo di aver incontrato il peggiore degli uomini".

Da Dumbo a Peter Pan, gli altri cartoni nel mirino

Ben più risvolti della polemica di Biancaneve hanno avuto altri famosi cartoni animati, che hanno accompagnato l’infanzia di molti di noi. La bufera italiana sul bacio rubato segue una serie polemiche che di recente hanno investito classici di Disney e hanno avuto conseguenze sul lato pratico: l'anno scorso il canale in streaming Disney+ ha aggiornato le avvertenze per cartoni come "Dumbo", "Peter Pan", "Gli Aristogatti", "Il Libro Della Giungla", e "Lilli e il vagabondo"  per sensibilizzare grandi e piccini a potenziali contenuti razzisti. La maggior parte dei cartoni è accusato di razzismo. Gli Aristogatti, per esempio, recano l'avvertenza perchè mostrano un gatto col muso giallo che suona il piano con le bacchettine per mangiare, stereotipi anti-orientali che prendono in giro la cultura cinese. Occhi a mandorla e accento asiatico, i motivi della censura anche della scena con i due gatti siamesi Si e Am in "Lilli e il vagabondo". È invece il Re Luigi, una scimmia pigra e scansafatiche che canta il jazz nonostante le sue difficoltà con la lingua, il personaggio incriminato ne "Il libro della Giungla" e accusato di essere una caricatura razzista degli afroamericani. Nel cartone Peter Pan, è proprio il ragazzo che non vuole crescere sotto accusa per aver chiamato i nativi americani con il soprannome di "pellerossa", parola considerata offensiva. "E quando poi veniamo pagati, buttiamo via tutti i nostri sogni", è invece il verso della canzone di Dumbo che fa discutere e che ha portato all'avvertenza di Disney+. Il gruppo di corvi, che assistono al primo volo di Dumbo, infatti sarebbero una rappresentazione degli artisti bianchi che negli show imitavano e ridicolizzavano gli schiavi che lavoravano nelle piantagioni. Tutte scene, che passavano inosservate nell'America degli anni Quaranta e Cinquanta, ma che ora, alla luce delle tensioni sociali del mondo contemporaneo, vengono ritenute da alcuni non solo obsolete, ma offensive e inaccettabili.