Biagio Antonacci
Biagio Antonacci

Milano, 29 novembre 2019 - Anche se bisogna mettersi d’accordo sulla distanza, alcuni ritengono che la Grande Muraglia cinese e la Palma di Dubai siano le sole opere visibili dallo spazio. Ma secondo Biagio Antonacci lo sono pure due puntini, identificabili come due esseri umani, che s’incontrano e si amano. Il titolo del nuovo album Chiaramente visibili dallo spazio si presta, infatti pure a questa lettura, anteposta dall’idolo di Rozzano a quella ben più distopica di telecamere, sensori e satelliti, che orbitano sulla nostra testa per spiarci ovunque. 

Anche se lo scatto in copertina di questa sua quindicesima fatica in studio prodotta da Taketo Gohara, lui con la chitarra davanti a una chiesa americana persa nel nulla, più che il fermo immagine di un film di spionaggio ricorda i dischi di qualche ’songwriter’ del Sud abituato a mettere attimi vita in ogni sussurro e in ogni accordo. Ed è proprio la sua veste cantautorale quella a cui Biagio in questo momento mostra di tenere di più.

Com’è nato questo disco?

"Mi sono messo al lavoro su 25 canzoni, che poi sono diventate 15 e alla fine 12. Da parte ne ho ancora 80-100. E il 70% sono già finite. Un giorno potrei anche riunirle in un cofanetto, avrei già pronto il titolo: Best of Inedito".

C’è della spiritualità in un brano come L’amore muore.

"Più invecchi e più cerchi risposte. Ad un certo punto, infatti, devi scegliere: o continui a viaggiare nel nulla fregandotene di tutto o imbocchi un percorso di spiritualità. Che nel mio caso è dato innanzitutto dalla curiosità, dal desiderio di conoscere e di migliorarmi come artista e come uomo". 

Da Parigi sei tu affiora la voce di Edith Piaf con la sua ’…non, je ne regrette rien’. 

"Trovo Rien de rien una canzone a suo modo rivoluzionaria, perché esorta a non pentirsi mai, a portare avanti la rivoluzione che abbiamo dentro". 

Chi sono i rivoluzionari oggi?

"La mattina mi sveglio presto, vado al bar sotto casa mia a Bologna ad ascolto umori e malumori, e quando vedo la gente in fila alla fermata del bus penso che sono loro i veri eroi della nostra società. D’altronde arrivo dalla periferia, da una famiglia che ha fatto fatica, e conosco il valore del lavoro e della fatica".

L’album si chiude con Una brava persona. Di chi parla?

"Di mio padre. Un riferimento e un grande esempio".

Andrà in tour?

"Sinceramente, non ho ancora pensato al live. Mi piacerebbe però, una chiave più intima".