(Foto: spawns/iStock)
(Foto: spawns/iStock)
Il fenomeno dell'antibiotico resistenza sta diventando una minaccia sempre più seria per la salute globale. A certificare quello che in parte già si sapeva, è ora un uno studio internazionale pubblicato sulla rivista The Lancet Infectious Diseases, che fa la conta di quanti morti ci sono in Europa a causa dei superbatteri. Snocciolando cifre poco rassicuranti: si parla infatti di oltre 30.000 decessi all'anno, conseguenza diretta delle infezioni provocate da solo cinque tipi batteri resistenti agli antibiotici.

SUPERBATTERI LETALI
L'indagine, coordinata dal Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie (ECDC, dall'inglese European Centre for Disease Prevention and Control), ha calcolato che ogni anno nell'Unione europea e nello Spazio economico europeo muoiono 33.000 persone per infezioni da superbatteri. Il 75% di queste infezioni, dicono i ricercatori, prende il via in ambito ospedaliero, suggerendo la necessità di migliorare le condizioni igienico-sanitarie e la pulizia nelle corsie dei nosocomi.

SEMPRE PIÙ RESISTENTI
Per prevenire la diffusione dei superbatteri si può già fare molto, ad esempio riducendo l'abuso di antibiotici in campo agricolo e zootecnico. Tuttavia, la sfida più difficile riguarda il trattamento delle infezioni: secondo lo studio il 39% dei decessi registrati è riconducibile a batteri resistenti ad antibiotici di ultima generazione, come carbapenemi e la colistina. Negli ultimi anni la comunità scientifica sta cercando soluzioni un po' ovunque (ripescando anche qualche antibiotico "dimenticato"), ma al momento non esiste ancora un metodo efficace per contrastare il problema.

MINACCIA GLOBALE
L'articolo spiega che l'impatto economico delle infezioni da superbatteri è paragonabile al costo dei casi di tubercolosi, influenza e Aids messi insieme. L'allarme, concludono i ricercatori, non tocca solo l'Europa. Senza adeguate contromisure, i batteri resistenti agli antibiotici arriveranno a uccidere 10 milioni di persone nel mondo ogni anno entro il 2050, contro le 700.000 vittime globali attualmente stimate.