Scimmie a rischio estinzione
Scimmie a rischio estinzione

Altro che pianeta delle scimmie: tra scimpanzé, oranghi e gorilla, alla fine sulla Terra ci sarà spazio solo per l'uomo. A lanciare l'allarme è uno studio della University of Illinois, secondo cui la deforestazione causata dalle attività umane sta riducendo progressivamente il numero di primati presenti in natura, portando sul baratro dell'estinzione oltre la metà delle specie conosciute.

CI SONO SEMPRE MENO SCIMMIE
Il report pubblicato sulla rivista Life and Environmental Science stima che dal 2001 al 2015, nei tropici, siano scomparsi circa 160 milioni di ettari di foresta, in risposta a un mercato globalizzato in cui la domanda di cibo e di altre risorse appare in costante e insaziabile crescita. Stando sempre ai dati raccolti, la conseguente conversione delle aree verdi in campi agricoli, allevamenti e industrie minerarie sta penalizzando in modo drammatico i primati, che, privati del proprio habitat, rischiano di scomparire dalla geografia del regno animale.

Entrando nel dettaglio, si scopre infatti che il 60% delle specie sono sull'orlo dell'estinzione, mentre, più in generale, il 75% delle popolazioni sparse per il mondo si trova in una situazione di declino numerico.

SERVONO DELLE CONTROMISURE
A fronte di una richiesta di risorse che promette di raddoppiare entro il 2050, passando dagli attuali 85 miliardi di tonnellate di merci all'anno a 186 miliardi di tonnellate, gli scienziati avanzano alcune proposte per invertire il declino dei primati. Tra queste, si suggerisce di ridurre il consumo di semi oleosi e carni; istituire un fondo internazionale finalizzato a mitigare gli effetti nocivi del commercio sull'ambiente; sanzionare le compagnie che controllano le catene di produzione, esportazione e fornitura, la cui condotta causa danni ambientali. 


"I primati e i loro habitat sono una componente vitale del patrimonio naturale e culturale del mondo. Essendo i nostri parenti biologici viventi più prossimi, i primati meritano tutte le nostre attenzioni, preoccupazioni e sostegno per la loro conservazione e sopravvivenza", concludono gli autori.