Foto: Stephanie Verhart / iStock
Foto: Stephanie Verhart / iStock

Uno dei simboli del Natale, la renna, appartiene a una specie che si sta letteralmente dimezzando a causa dell’innalzamento della temperatura. A riportarlo è un rapporto dell’American Geophysical Union (AGU), che ha fatto chiarezza sull’ennesima conseguenza di un surriscaldamento globale sempre più preoccupante.

NUMERI EMBLEMATICI E ALLARMANTI
L’AGU, all’interno del suo rapporto, ha specificato che l’aumento della temperatura e i cambiamenti nella vegetazione stanno rendendo la tundra artica sempre meno ospitale per le renne selvatiche e i caribù, che appartengono alla stessa specie. Negli ultimi vent’anni, il numero di questi animali è passato da circa 5 milioni a circa 2,1 milioni. Dunque, meno della metà rispetto a poco prima dell’inizio del nuovo millennio. In Canada e in Alaska, spiegano gli esperti, ci sono alcune popolazioni che si sono ridotte addirittura del 90%. Un declino destinato a continuare inesorabilmente.

GLI EFFETTI DI UN CLIMA SEMPRE PIÙ CALDO
Nella tundra artica si è verificato un cambiamento drammatico per le specie che riescono a sopravvivere solo in climi freddi e rigidi. Negli ultimi anni, per rendere l’idea, molti animali del sud (come per esempio la volpe rossa) si stanno spostando verso questa zona dove, fino a venti o trent’anni fa, non avrebbero potuto stanziarsi.

Il clima sta cambiando la vegetazione, negando alle renne e ai caribù le piante che mangiano per nutrirsi: “Il caldo sta facendo crescere un sacco di vegetazione alta che sta, sostanzialmente, mettendo fuori competizione i licheni che piacciono a questi animali”, ha spiegato Howard Epstein dell’University of Virginia in un’intervista rilasciata alla BBC. Il problema, inoltre, riguarda la pioggia: l’aumento delle precipitazioni nella zona artica, dove spesso c’è la neve, sta provocando degli strati di ghiaccio che coprono l’erba e gli arbusti per le renne al pascolo.