Uno smartphone (La Presse)
Uno smartphone (La Presse)

Milano, 18 gennaio 2019 - "Nessuno studio scientifico ha provato, a oggi, un nesso univoco tra l’esposizione alle radiazioni dei cellulari e danni per la salute dell’uomo". Così il professor Corrado Galli, presidente della Società italiana di tossicologia (Sitox). Una sentenza del TAR del Lazio nei giorni scorsi annunciava di aver accolto il ricorso dell’Associazione per la prevenzione e la lotta all’elettrosmog, indicando ai ministeri dell'Ambiente, della Salute e dell'Istruzione l'esigenza di adottare campagne informative sulle corrette modalità d’uso di telefoni cellulari e cordless. Oggi gli specialisti hanno lanciato una dichiarazione tramite il loro presidente che riporta il sereno in un tema sensibile.

L'annuncio che le precauzioni sono utili, ma i timori sarebbero ingiustificati, spezza una lancia a favore della tesi che le emissioni dei telefonini sono di fatto, nelle condizioni attuali, biologicamente ininfluenti. Dato l’elevato numero di consumatori che parlano e comunicano attraverso cellulari, miliardi di persone in tutto il mondo, per tempi prolungati di ore tutti i giorni, "dagli anni Novanta a oggi gli effetti sarebbero dovuti essere già emersi molto chiaramente in un numero di individui molto significativo", e così non è stato. In attesa di nuovi dati, valgono le precauzioni. Dunque, il vostro telefonino non va demonizzato, basta prevenire un uso smodato o un abuso senza cautele, Cerchiamo di capire come proteggersi e scongiurare eventuali rischi.

Il contatto costante dei dispositivi mobili, smartphone e tablet, espone il nostro corpo alle radiazioni a radiofrequenza (RFR) che i cellulari utilizzano per ricevere ed inviare segnali ai ripetitori più vicini. Le preoccupazioni per l’uso del cellulare sono nate proprio per questo motivo, dato che i tessuti a contatto con il cellulare possono a loro volta assorbire l’energia a radiofrequenza utilizzata dai cellulari. L'interazione con il corpo umano provoca il surriscaldamento dei tessuti, questo è noto. Alle frequenze utilizzate dai telefoni cellulari, la maggior partedell’energia viene assorbita dalla pelle e altri tessuti superficiali, con conseguente aumento di temperatura trascurabile nel cervello o altri organi nelle parti profonde del corpo. 

Negli anni, spiegano i tossicologi, sono stati fatti svariati studi scientifici, sia sperimentali che epidemiologici, per verificare se le onde a radiofrequenza emesse dai cellulari possano essere nocive. Dato che i cellulari vengono accostati al padiglione auricolare a volte per ore senza stacco, cioè vicino alla testa, i ricercatori hanno concentrato i loro studi sulla possibile relazione tra il loro utilizzo e la comparsa di tumori cerebrali come i gliomi e tumori del nervo acustico come i neurinomi. Inoltre, per via dell’abitudine di tenere il cellulare nelle tasche dei pantaloni, sono stati fatti altri studi per valutare il rapporto con il cancro dei testicoli e delle ovaie. Gli studi sperimentali, come quello del National Toxicology Program sui ratti, hanno prodotto risultati discordanti poiché intensità e le frequenze a cui sono stati esposti gli animali in laboratorio sono difficilmente paragonabili a un utilizzo normale del cellulare.

Invece, gli studi epidemiologici retrospettivi e prospettici, come lo studio Interphone, il Danish Cohort Study e altri, non hanno finora mostrato alcun legame tra l’uso del cellulare e i tumori cerebrali, ad eccezione del 10 per cento dei soggetti che hanno usato il telefono in modo molto intensivo. Invece un altro studio prospettico, il Million Women Study, ha mostrato un possibile incremento di rischio per il neurinoma del nervo acustico. Alla luce di questi studi, l’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro dell'OMS ha classificato le radiofrequenze nel gruppo 2B,  “possibili cancerogeni umani”. Invece altre agenzie come l’Environmental Protection Agency (EPA), il National Toxicology Program (NTP) e la Food and Drug Administration (FDA) ritengono che ulteriori studi siano necessari per valutare complessivamente gli effetti e quindi non hanno classificato queste radiazioni come possibili cancerogeni.

In attesa di nuovi dati, avverte il professor Galli, possiamo seguire qualche accortezza per diminuire la nostra esposizione alle onde a radiofrequenza degli smartphone. Per prima cosa, dovremo evitare di usare il cellulare per ore attaccato all’orecchio e usare un paio di cuffie o un auricolare Bluetooth. Ovviamente, sono preferibili le cuffie con jack da 3,5 millimetri, perché riducono praticamente a zero l'esposizione mentre gli auricolari Bluetooth comunque producono una minima quantità di onde radio. 

Nel caso in cui il segnale di rete sia assente o molto basso, sarebbe meglio evitare di tenere Internet accesso. La continua ricerca della connessione dati aumenterà le onde a radiofrequenza prodotte dal dispositivo e aumenterà dunque la nostra esposizione. Per lo stesso ragionamento è meglio mettere il telefono in uno zaino o una borsa quando stiamo in giro per diverso tempo invece che portarlo nella tasca dei pantaloni. È da tenere presente, conclude il presidente dei tossicologi italiani, che se l’uso dei cellulari rappresentasse un qualunque pericolo, vista la numerosità degli individui che li utilizzano quotidianamente (miliardi in tutto il mondo) per tempi prolungati (anche ore) gli effetti patologici paventati sarebbero già emersi molto chiaramente in un numero di individui molto significativo.