(Foto: SaneG/iStock)
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Gli scienziati sono alla continua ricerca di soluzioni efficienti per arginare i danni ambientali causati maree nere che fuoriescono dalle petroliere. Tra le possibili opzioni "naturali" c'è quella che prevede l'impiego dell'Alcanivorax borkumensi, un batterio comunemente diffuso negli habitat marini, le cui doti di spazzino "mangia-petrolio" sono state approfondite in uno studio pubblicato su Biochemical Engineering Journal.

CHE COS'È UN BATTERIO MANGIA-PETROLIO
Si tratta di un microrganismo capace di rompere gli idrocarburi miscelati nel greggio, convertendoli in acidi grassi che vengono poi assorbiti dalla membra cellulare. L'Alcanivorax borkumensi non è l'unico batterio di questo tipo noto alla comunità scientifica: uno studio apparso nel 2013 su Applied and Environmental Biology segnalava ad esempio anche l'Oleispira antartica, specie che, come si intuisce dal nome, predilige le acque più gelide (fu infatti scoperta per la prima volta in Antartide).

FAME DI IDROCARBURI
Nonostante l'Alcanivorax borkumensi sia conosciuto ormai da tempo, i segreti del suo metabolismo devono ancora essere chiariti a fondo. A tale proposito, i ricercatori canadesi dell'INRS (Institut national de la recherche scientifique) hanno isolato i presunti enzimi "detergenti" del batterio, mettendoli poi al lavoro su campioni di suolo intrisi di petrolio.

I test in laboratorio hanno certificato che gli enzimi sono in grado di ripulire il terreno contaminato in modo piuttosto efficiente. "La degradazione degli idrocarburi a opera dell'estratto di enzimi grezzi è davvero incoraggiante", ha detto la coordinatrice dello studio Satinder Kaur Brar, "agendo su oltre l'80% dei vari composti".

UN ASSO NELLA MANICA PER EVITARE DISASTRI AMBIENTALI?
I ricercatori hanno sottolineato che il processo si è dimostrato molto valido nella rimozione di benzene, toluene e xilene (tre idrocarburi aromatici). Inoltre, gli enzimi hanno continuato a lavorare bene anche al mutare delle condizioni ambientali, alimentando l'idea che possano essere usati per purificare sia le superfici inquinate, sia gli ecosistemi marini.

Alla luce dei risultati promettenti, i ricercatori hanno ora in programma di proseguire i loro studi, per comprendere meglio i meccanismi con cui l batterio si disfa dei composti oleosi. L'obiettivo finale è di poterli impiegare in futuro nelle operazioni di emergenza in cui è necessario arginare in poco tempo gli sversamenti di petrolio.