di Gian Marco Walch L’avvertenza suona sorprendente per chi, ma c’è?, non conosce ancora il protagonista dell’esposizione, è naturalmente scontata per qualunque ammiratore: "L’artista conosciuto come Banksy non è in alcun modo coinvolto in questa mostra". Già, le mostre di Banksy sono non illegali, certo, ma nascono quasi "a sua insaputa". Un paradosso da Terzo Millennio, per un artista che ha preso il posto di Andy Warhol come icona della creatività contemporanea. E che, come Warhol, sa sapientemente ma non ruffianamente sfruttare le occasioni che gli eventi gli offrono per sempre rinnovare il suo misterioso carisma: vedi, durante il...

di Gian Marco Walch

L’avvertenza suona sorprendente per chi, ma c’è?, non conosce ancora il protagonista dell’esposizione, è naturalmente scontata per qualunque ammiratore: "L’artista conosciuto come Banksy non è in alcun modo coinvolto in questa mostra". Già, le mostre di Banksy sono non illegali, certo, ma nascono quasi "a sua insaputa".

Un paradosso da Terzo Millennio, per un artista che ha preso il posto di Andy Warhol come icona della creatività contemporanea. E che, come Warhol, sa sapientemente ma non ruffianamente sfruttare le occasioni che gli eventi gli offrono per sempre rinnovare il suo misterioso carisma: vedi, durante il lockdown, l’intervento realizzato nella stanza da bagno della sua abitazione e l’omaggio a medici e operatori del Sistema sanitario nazionale britannico. Carisma misterioso, abbiamo detto: scandagliando gli indizi che lui stesso ha lasciato, si potrebbe aggiungere qualche connotato al secco "nato a Bristol nel 1974". Volendo. Ma non vogliamo.

Mostre tutte di strepitoso successo, quelle di, o su?, Banksy. A Milano, a Genova. Ora, sino al 27 settembre, a Ferrara. A Palazzo dei Diamanti oltre 100 opere e oggetti originali, a ripercorrere vent’anni di fantasie che sposano poesia e politica, umanità e provocazione. Basta citare, a Venezia, il Naufrago Bambino apparso su un muro scrostato la notte dell’8 maggio 2019, vernice della Biennale. Denuncia penale della Sovrintendenza. Ma obbligo di salvare l’opera. Gaudioso intrico per la serie "bizzarrie by Banksy", sorry, "made in Italy"…

Ma veniamo a Un artista chiamato Banksy. La mostra, prodotta da MetaMorfosi in collaborazione con Ferrara Arte, parte dal debutto subito esplosivo dell’artista britannico. Addirittura da un Lab Rat, "topo da laboratorio", del 2000, spray e acrilici su compensato marino e cornice in metallo, originariamente pannello laterale di un palco allestito per il Glastonbury Festival: rimasto per anni in un magazzino, riscoperto nel 2014, autenticato dall’autore.

Da interpretare con attenzione il Cctv Britannia, spray su acciaio forato del 2009 che trasforma la lancia della figura femminile che personifica la nazione inglese in un supporto per una telecamera a circuito chiuso: critica al controllo sempre più invasivo sugli spazi pubblici. E sulla privacy individuale.

Magari, se si visita l’esposizione in compagnia di bambini, saltate Mickey Snake, la scultura del povero Topolino inghiottito da un pitone: opera proveniente dal mitico Dismaland, il luna park "più triste del mondo", maxi-installazione effimera del 2015. Non manca naturalmente in mostra la celeberrima Girl with Balloon, la serigrafia – Banksy è il maestro insuperabile della tecnica dello “stencil”: sembra facile… – della bambina che lascia andare un palloncino rosso a forma di cuore. E neppure Love is in the Air, il giovane che lancia non una molotov ma un mazzo di fiori: messaggio pacifista apparso sull’ignobile muro costruito da Israele contro i palestinesi.

Riassume bene Gianluca Marziani, curatore della mostra insieme con Stefano Antonelli e Acoris Andipa: "Banksy usa strumenti e materiali che tutti conosciamo e capiamo: usa la grammatica degli oggetti e la sintassi delle storie condivise. Si alimenta di cronaca e realtà, ribaltando storie che toccano l’umanità intera"