di Roberto Giardina Fu tutta colpa del papà? Quanti libri sono usciti su Hitler, biografie, saggi, romanzi, opere serie e grottesche? Hanno scritto persino un romanzo su Blondie, il cane lupo che appare in tante foto accanto al suo padrone. Ma neppure una biografia di Alois, suo padre. Una lacuna che riempie lo storico Roman Sandgruber con Hitlers Vater: Wie der Sohn zum Diktator wurde, come il figlio divenne dittatore, che esce oggi in Austria (Model Verlag; 29 euro). L’autore è entrato in possesso di un mazzetto di lettere, in tutto 31, trovate in una soffitta, che mettono in una luce l’infanzia e la prima giovinezza di Adolf, una scoperta in un certo senso romanzesca, quella che sogna ogni ricercatore. Hitler e il nazismo sono sempre, o quasi, garanzia di successo. In questi tempi di clausura si può vedere una serie tv su Hitler Privat, un’altra si...

di Roberto

Giardina

Fu tutta colpa del papà? Quanti libri sono usciti su Hitler, biografie, saggi, romanzi, opere serie e grottesche? Hanno scritto persino un romanzo su Blondie, il cane lupo che appare in tante foto accanto al suo padrone.

Ma neppure una biografia di Alois, suo padre. Una lacuna che riempie lo storico Roman Sandgruber con Hitlers Vater: Wie der Sohn zum Diktator wurde, come il figlio divenne dittatore, che esce oggi in Austria (Model Verlag; 29 euro).

L’autore è entrato in possesso di un mazzetto di lettere, in tutto 31, trovate in una soffitta, che mettono in una luce l’infanzia e la prima giovinezza di Adolf, una scoperta in un certo senso romanzesca, quella che sogna ogni ricercatore. Hitler e il nazismo sono sempre, o quasi, garanzia di successo. In questi tempi di clausura si può vedere una serie tv su Hitler Privat, un’altra si concentra su Hitlers Jugend, la sua giovinezza, e vengono trasmessi di continuo vecchie interviste e documentari, che non possono fare a meno di citare il classico saggio di Brigitte Hamann Hitlers Wien, la città in cui Adolf dové rinunciare ai suoi sogni artistici, e l’inevitabile e completa biografia in due volumi dello storico britannico Ian Kershaw.

Eppure sul padre, il doganiere Alois, si trovano poche pagine, supposizioni più che notizie. "L’infanzia e la giovinezza di Adolf Hitler devono essere riscritte", promette il risvolto di copertina, con comprensibile commerciale esagerazione.

"Ho onorato mio padre e amato mia madre", scrive il figlio in Mein Kampf, una frase scontata per chi è nato alla fine dell’Ottocento. Sandgruber, 74 anni, professore di storia economica in pensione, noto per un racconto della famiglia Rotschild, ha ottenuto le lettere dimenticate da oltre secolo, scritte in una grafia precisa, da burocrate, da Alois all’amico Josef Radlegger, un costruttore specializzato in lavori stradali. Il padre di Adolf racconta tra l’altro la vita quotidiana della sua famiglia, piccoli fatti, i problemi economici, notizie sconosciute, che svelano come crebbe il futuro Führer.

Alois comprò da Josef una fattoria a Hafeld, oggi un paesino di 1300 abitanti. Una lapide ricorda: "1895-1897, qui Hitler imparò a leggere e scrivere". La pronipote di Radlegger ha consegnato al professore oltre anche il contratto d’acquisto. La famiglia del Führer non era ricca, ma neppure disagiata, se il padre poté comprare la casa di campagna e il terreno annesso.

Lo storico ritiene che Hitler nascose molti particolari del suo albero genealogico, cancellò diverse notizie sulla famiglia, modificato fatti che secondo lui nuocevano alla costruzione del suo mito. Alois ebbe una forte influenza sul carattere e l’educazione di Adolf. Anche le firme di padre e figlio sono quasi identiche, nota l’autore. Dalle lettere appare il carattere autoritario e orgoglioso di Alois, fiero del grado nel corpo dei doganieri, preferiva andare in giro sempre in divisa. Figlio unico, cresciuto quasi senza istruzione scolastica, era riuscito a diventare Beamte, cioè un funzionario statale con prestigio sociale e una buona paga. Il primo matrimonio con una donna di 14 anni più anziana rimase senza figli, la seconda moglie di 18 anni più giovane morì poco dopo le nozze.

Sposò infine Klara Pötzl, una nipote di secondo grado (la chiesa si oppose, fu necessaria la dispensa papale), di 23 anni più giovane. Era già incinta il giorno di nozze, i primi due figli non sopravvissero. Il 20 aprile del 1889 arrivò Adolf. Non si può dire, scrive Sandgurber, se Hitler divenne razzista e antisemita a causa dell’educazione paterna.

Ma non è vero che cominciò a odiare gli ebrei solo una volta giunto a Vienna, come suppone Brigitte Hamann. Già nella prima giovinezza a Linz, Adolf è un convinto antisemita.

Eppure la famiglia abitava nella casa di uno dei più ricchi ebrei della città, particolare che Hitler cercò sempre di nascondere. E sua madre Klara fu curata per anni, fino alla morte, dal medico ebreo Eduard Bloch.

Questo è noto, le cartoline spedite dal Führer al medico firmate "il suo riconoscente Adolf Hitler", permisero a Bloch di evitare la deportazione e di fuggire all’estero. Anche le lettere ritrovate in soffitta non rispondono ad alcuni interrogativi: chi era il nonno paterno del Führer, perché Alois cambio il nome di famiglia Schicklgruber in Hitler.

Per nascondere la sua nascita illegittima?