di Giuseppe

Tassi

L’Italia sarà pure un Paese per vecchi. Di certo è un Paese di vecchie auto. Secondo una stima di Anfia, Federauto e Unrae, le principali organizzazioni del settore automotive, il parco circolante in Italia è tra i più anziani d’Europa con un’età media di 11,5 anni contro gli 8 della Gran Bretagna e i 9 di Germania e Francia. Ma il dato più clamoroso è che, con gli attuali ritmi di sostituzione, per rinnovare l’intero parco auto ci vorrebbero 27 anni.

Di qui nasce l’appello delle tre associazioni per rilanciare il mercato automobilistico italiano e pilotarlo verso un più veloce transizione ecologica.

I danni prodotti dal Covid al settore si riassumono in una perdita del 27,9% nella vendita di autovetture. Gli incentivi statali hanno rimarginato in parte le ferite, mitigando il calo di immatricolazioni. Ma il beneficio delle misure di sostegno, sotto forma di Ecobonus, è già in via di esaurimento.

Ecco perché è legittimo chiedere al governo un intervento mirato con nuovi incentivi strutturali per il rinnovo del parco auto. La proposta è di prolungarli fino al 2026, accompagnando questa politica di sostegno con una rimodulazione del bollo auto in chiave green, per favorire la transizione verso le auto meno inquinanti, con le elettriche al primo posto.

Il tutto però deve essere corredato da una sempre più capillare diffusione delle infrastrutture di ricarica, da un piano articolato per la diffusione delle colonnine in tutto il Paese. Solo con un progetto coerente e ben strutturato le Case d’auto potranno trarre profitti dalla rivoluzone verde che stanno attuando con nuovi modelli e proposte interessanti. Aiutiamo l’Italia del motore a rinnovarsi davvero.