Troppi maltrattano l’ambiente e i pochi che capiscono la portata dell’emergenza non si impegnano abbastanza con atteggiamenti virtuosi quotidiani. Eppure, Mario Tozzi, il geologo consigliere del Touring che racconta l’ecosostenibilità in tv, non ha una visione pessimistica. Anzi. "Sono un ottimista molto realista", dice. In fondo, come scriveva Gianni Rodari, ‘quello che va fatto va fatto, sempre, senza mai perdere la speranza’. E, dopo il lockdown, riprendere il filo del tema ambientale partendo dai cammini, come sta facendo il Touring Club Italiano, è uno dei tanti modi per realizzare ‘quello che va fatto’, appunto.

Tozzi, la pandemia che ha stravolto la nostra quotidianità in questa strana estate ci sta facendo riscoprire il turismo della viandanza?

"In realtà è già da una ventina d’anni che se ne parla, da quando sono ripresi i cammini spirituali, dalla Via Francigena a Santiago. La differenza è che, oggi, i cammini non sono più tanto legati alla spiritualità".

Perché camminare?

"Perché vai lento e lungo il percorso affiorano immagini che, diversamente, non si vedrebbero. Ed è un turismo che impatta meno sull’ambiente che, ricordiamocelo, appartiene anche agli altri".

La vita sospesa durante il lockdown ha dato una piccola tregua all’ambiente. È già finita?

"Nel giro di un mese tutto è tornato come prima, se non peggio. Tutti si spostano in auto per timore della folla sui mezzi pubblici, molti Paesi stanno tornando al carbone e lo smaltimento di guanti e mascherine è una nuova emergenza perché nessuno ha pensato che questo materiale dovrebbe essere conferito a parte nei rifiuti speciali".

Siamo e restiamo poco virtuosi nel quotidiano, dunque. E in vacanza?

"Diciamo che forse la pandemia può giocare un ruolo in quanto la paura di frequentare luoghi affollati spinge verso scelte necessariamente meno di massa. Io uso il neologismo turistificazione, pensando ad esempio ai grandi pullman che portano decine di persone in giro per le città, per spiegare i tanti mali del turismo".

A piedi si va da soli o in piccoli gruppi: la ricettività in Italia è adeguata?

"I sentieri sono attrezzati e stanno nascendo nuovi ricoveri, anche recuperando il concetto originario di agriturismo, inteso come area con terreno coltivato e la possibilità di ospitare poche persone. Poi bisognerebbe anche imparare a concepire un campeggio sotto le stelle, anche se questo richiede un investimento interiore".

Il Touring come si inserisce lungo questi percorsi?

"Rende accessibili a tutti i percorsi con guide che descrivono tutte le possibilità a piedi".

Come sono posizionati i cammini italiani nella mappa europea?

"Abbastanza bene, direi. Godono di buona immagine".

Allora cosa manca al turismo lento in Italia per fare un vero salto di qualità?

"Manca un investimento convinto, molti lo considerano ancora un turismo povero che porta meno ricchezza anche del turismo mordi e fuggi in quanto si cerca di dormire con poco e lungo la strada si mangia il panino. In realtà, il turismo lento ha il vantaggio che non è stagionale e che permette di promuovere l’immagine di posti belli fuori delle rotte di massa".

Se, però, la vacanza in cammino prendesse letteralmente piede, si rischierebbe di snaturarla?

"Non credo, perché il camminatore è comunque uno che ha fatto una scelta precisa, motivata".

Le scelte di vita intransigenti alla Greta Thunberg, per difendere l’ecosistema, possono apparire talmente impegnative da allontanare chi non si sente pronto?

"Non posiamo essere più spaventati dalle cose da fare piuttosto che da quello che sta accadendo. È il rovesciamento di paradigma di chi vuole raccontarsi un’altra storia. La scienza ha una parola sola, e non è democratica".

Vale la pena continuare la battaglia con l’ottimismo della volontà?

"Sì, soprattutto per smascherare e contrastare gli ignoranti. La situazione è chiara, cosa fare è chiaro, non ci sono alibi per non tradurre tutto ciò in decisioni politiche".