Un esemplare di serpente
Un esemplare di serpente

Uno studio pubblicato sulla rivista Nature Communications suggerisce che tutti i serpenti attualmente esistenti si siano evoluti da uno sparuto numero di specie sopravvissute alla grande estinzione dei dinosauri, avvenuta circa 66 milioni di anni fa per mano di un asteroide. Gli autori si sono spinti a definire il devastante impatto (avvenuto in Messico) una forma di "distruzione creativa", che ha permesso a questi rettili di trasformarsi e conquistare nicchie ecologiche in precedenza occupate da altri concorrenti.

L'indagine, che ha visto collaborare diversi atenei, tra cui l'Università di Bath e di Cambridge (Regno Unito), ha combinato analisi genetiche e paleontologiche per ricostruire l'evoluzione dei serpenti moderni, che oggi includono circa 4 mila specie. Le prove raccolte hanno portato alla luce che vipere, cobra, pitoni, boa e simili hanno iniziato a diversificarsi proprio quando i dinosauri e altri grandi rettili del Cretaceo sono scomparsi dal nostro pianeta. I ricercatori ipotizzano che la capacità dei serpenti di ripararsi sottoterra e di restare per lunghi periodi senza cibo li abbia aiutati a sopravvivere agli effetti catastrofici dell'asteroide.

"La nostra ricerca suggerisce che l'estinzione di massa abbia agito come una forma di 'distruzione creativa', che, nello spazzare via le vecchie specie, ha permesso ai sopravvissuti di sfruttare le lacune dell'ecosistema, sperimentando nuovi stili di vita e habitat", ha dichiarato il biologo evoluzionista Nick Longrich, dell'Università di Bath. Dallo studio sembrerebbe inoltre che l'ascesa dei serpenti sia partita con la colonizzazione dell'Asia, sebbene il loro antenato comune sia probabilmente originario di un qualche luogo nell'emisfero australe.

Serpenti a parte, il lavoro degli scienziati è particolarmente significativo perché i risultati ottenuti lasciano spazio a una serie di altre riflessioni di carattere più ampio. In sostanza, ha spiegato sempre Longrich, quanto scoperto dimostra che "i periodi immediatamente successivi alle grandi estinzioni sono quelli in cui vediamo l'evoluzione nella sua veste selvaggiamente più sperimentale e innovativa". Questo perché, conclude lo studioso, "la distruzione della biodiversità lascia spazio all'emergere di nuove cose e alla colonizzazione di nuove masse continentali: alla fine la vita diventa ancora più varia di prima".