Arturo Brachetti
Arturo Brachetti

Torino, 19 maggio 2019 - È un trasformista nato. Sul e fuori dal palcoscenico. Sì, perché l’ironia non lo abbandona mai. E soprattutto è veloce. Anzi, velocissimo (i suoi cambi di abito sono stati registrati nel Guinness World Records: meno di 2 secondi a cambio). Arturo Brachetti, torinese, 62 anni a ottobre, il mese scorso ha festeggiato 41 anni di carriera. Una magia iniziata al Paradis Latin di Parigi. Il giorno dopo il debutto entrò a Notre Dame e accese una candela. 

Cosa ha provato nel vedere le fiamme avvolgere la sua Cattedrale?
"Anzitutto, mi è venuta la pelle d’oca. Mi sono svegliato molte volte di notte, perché la perdita di un monumento, patrimonio della nostra cultura, mi ferisce di più della perdita di un anziano parente. Notre Dame è la Madre delle nostre madri. Sono mille anni della nostra storia. È come se nel nostro Dna ci fosse la ancora fatica e la sofferenza di questi 800 anni di lavori, delle preghiere, delle sofferenze che da lì sono passate. Io ci credo alla memoria genetica".

Quando ha scoperto la magia?
"A 13 anni mi hanno messo in un collegio, in seminario dai salesiani: oggi sono uno scettico agnostico, ma mi è rimasta addosso una parte spirituale... Insomma: ero timido, imbranato. Per fortuna là ho conosciuto un prete illusionista, don Silvio Mantelli, e mi ha nominato suo assistente. Sono stato un Harry Potter in erba, e grazie alla magia e al teatro sono uscito dalla timidezza. Quando passi l’infanzia, l’adolescenza subendo dai compagni quelli che oggi definiamo atti di bullismo, poi trascorri il resto della vita a riscattarti. Devo dire che alla fine mi è stato perfino utile. Se vedo i miei coetanei ora, vedo solo sessantenni grassi, pelati, depressi. Io sono stato fortunato".

Fuga dalla realtà o tocco di levità?
"Fuga dalla realtà nel senso buono. Il sogno è il primo livello di creazione. E per me il sogno era quello di far sognare gli altri. Ed è quello che ho fatto". 

Da bambino cosa sognava?
"Avevo un teatro di marionette e quando mi chiedevano cosa volevo fare rispondevo sicuro: il Papa o il regista. Ecco io ho coronato parecchi dei miei sogni. E sono andato al di là delle mie più fervide fantasie". 

Leggeva Topolino?
"Sì e lo leggo ancora adesso. In questo momento sul mio comodino ci sono un libro di psicologia, due topolini e il Codex Seraphinianus, un testo molto curioso, tutto scritto in una lingua inesistente".

Quando è diventato protagonista di ben due storie (sul numero 2759 e sul numero 3091) è rimasto sorpreso?
"È stato fantastico. Ero andato a visitare lo stabilimento. Silvia Ziche guardandomi disse “perché non lo paperizziamo?”. Così sono nate due storie in cui divento Arthur Bracchetto. Un supereroe, che trasformandosi, insieme a Paperinik aiuta Paperone a riprendersi il numero uno. E questa, insieme alle statue di cera, è la cosa di cui sono più orgoglioso".

Cosa la sorprende di solito?
"L’ingegnosità spicciola di certe persone, che si inventano cose anche stupide per risolvere i problemi più banali che possono avere. Mi sorprende l’effetto di sorpresa sugli altri".

È vero che ha assicurato il suo ciuffo?
"Oddio. Silvan aveva assicurato le mani, le Kessler avevano assicurato le loro gambe ma non so se fosse vero. Io potrei dire di aver assicurato il ciuffo anche se non è vero. In effetti, il ciuffo è un brand. Alla mia età è difficile trovare qualcuno con un ciuffo così. Però da quando ho il ciuffo la mia vita è cambiata. L’uomo dei mille volti ha finalmente un look molto riconoscibile".

Quando riparte il suo One man show “Solo”?
"Dopo una breve pausa, riprenderà in autunno in Italia con tappe a Firenze, Torino, Roma e Bari".

E con Aldo, Giovanni e Giacomo sta progettando un nuovo spettacolo?
"Loro adesso faranno un nuovo film insieme. Sono contento che si rimettono insieme a fare qualcosa, anche se non hanno mai litigato. Anzi. Ho visto Giovanni poco tempo fa, non lo so. A loro lo spettacolo dal vivo interessa poco, io invece non riesco a farne a meno".

Cos’è l’amore?
"Ne ho letto tanto e ne ho vissuto abbastanza. Mi sono rassegnato al fatto che è una reazione chimica, che è assolutamente una droga. Che ci porta a dei livelli di felicità eccessivi, ma anche a una profonda depressione. Io però sono contento di essere ancora innamorato. E sono felice di esserlo. L’amore è proprio uno stato di grazia che ti dà creatività e ti rende solare".