Venerdì 21 Giugno 2024
LUCA SCARLINI
Magazine

Arte ai margini dell’Unione sovietica. Le avanguardie dell’Uzbekistan

Due mostre a Firenze e Venezia esplorano l'avanguardia russa in Uzbekistan, con opere dal Museo Statale delle Arti del Karalpakstan e di Tashkent. Artisti come Fal’k e Volkov hanno influenzato la produzione artistica in quei territori, esponendo capolavori di Ekster, Kandinskij e altri. L'arte mistica e cosmista trova rifugio durante le persecuzioni. A Venezia, l'opera di Eva Marisaldi riflette sul gioco e l'azzardo.

Arte ai margini dell’Unione sovietica. Le avanguardie dell’Uzbekistan

Arte ai margini dell’Unione sovietica. Le avanguardie dell’Uzbekistan

Due mostre, La luce e il colore a Palazzo Pitti a Firenze, nell’andito degli Angiolini, fino al 30 giugno, e La forma e il simbolo a Ca’ Foscari Esposizioni a Venezia, fino al 29 settembre (catalogo Electa) portano l’attenzione su una esperienza peculiare delle avanguardie in Russia, collocate in Uzbekistan, crocevia dell’Asia. L’esposizione, curata da Giuseppe Barbieri e da Silvia Burini, con catalogo edito da Electa, unisce due collezioni sorprendenti.

La prima è quella collocata nel Museo Statale delle Arti del Karalpakstan di Nukus, fortemente voluta da Igor’ Savickij, che per tutta la vita esplorò i territori raccogliendo manufatti tradizionali, mettendoli accanto alle opere dell’avanguardia sovietica, e stimolando la produzione di arte nel territorio. Altro nucleo è quello del Museo statale delle arti a Tashkent, che porta ulteriori filoni. Il percorso storico va, così come è indicato nel saggio di Silvia Burini, dall’orientalismo, testimoniato da numerosi pittori russi giunti nella zona per dipingere il colore locale, a partire da quando il governo di Pietroburgo istituì nel 1965 il Governatorato Generale del Turkestan. In seguito le figure della ricerca artistica hanno incontrato questo territorio, i suoi miti, e la sua cultura. Tra le figure più celebri Rober Fal’k del gruppo Il Fante di quadri, che aveva preso la via del deserto per uscire dalla vita della capitale, dove i processi si moltiplicavano e l’atmosfera era carica di minaccia. L’artista arrivò nel 1938, dopo avere compiuto un viaggio al Polo Nord, trovandosi in un "paesaggio insopportabilmente bello, fino allo strazio del cuore, allo svenimento".

Non meno importante Aleksandr Volkov, che si poneva come ponte tra Oriente e Occidente. In quei territori lontani (come in Siberia), il governo centrale aveva deciso di inviare opere importanti della produzione nazionale e di quella europea moderna, che era presente in quantità massiccia nelle collezioni a Mosca e a Pietroburgo. In Turkestan giunsero capolavori (molti dei quali in mostra) tra l’altro di Aleksandra Ekster, Vasilij Kandinskij, Ljubov Popova e Aleksandr Rodčenko. Gli effetti sono stati incalcolabili, nel determinare vocazioni e visioni. Nel momento in cui iniziavano le persecuzioni, la mistica trovava rifugio in questi territori. Usto Mumin (il maestro fedele), al secolo Aleksandr Nikolaev, creava una magnifica pittura ispirata alle visioni dei sufi e alla miniatura persiana.

Nel 1927 nacque anche il gruppo degli artisti cosmisti che scelsero come nome Amaravella, presentando immagini legate alla contemplazione del cosmo e della natura. Non lontano da Ca’ Foscari alla Casa di Goldoni va in scena l’incantevole lavoro di Eva Marisaldi, Biribisso, che alludendo a un gioco popolarissimo nel Settecento, propone riflessioni efficaci sul gioco e l’azzardo.