di Silvio Danese Dove eravamo rimasti? A una Mostra 2020 come un lancio di dadi contro il Covid. Diventò invece, nel successo di un sistema rigoroso di sicurezza&cultura elogiato nel mondo, un protocollo adottato da ogni festival, arena, esposizione. Ribadito e perfezionato (green pass) il modello,...

di Silvio

Danese

Dove eravamo rimasti? A una Mostra 2020 come un lancio di dadi contro il Covid. Diventò invece, nel successo di un sistema rigoroso di sicurezza&cultura elogiato nel mondo, un protocollo adottato da ogni festival, arena, esposizione. Ribadito e perfezionato (green pass) il modello, con preoccupazione per un regime di posti dimezzato e raddoppio di accrediti, si rilancia il cinema in sala con una pressione di film e star da “arrivano i nostri“: non solo per i cinque titoli italiani su ventuno in concorso, dal nuovo Sorrentino (È stata la mano di Dio) a Martone (Qui rido io), Mainetti (Freaks out), D’Innocenzo (America Latina) e Frammartino (Il buco), un prova di personalità e differenza sorprendente nel cinema italiano degli ultimi anni. E non solo per il parterre di star, che sembra costruito per accompagnare la cavalleria dei film sotto il classico cielo di stelle: Penelope Cruz, Banderas, Bardem, Matt Damon, Chalamet, Kirsten Dunst, Ben Affleck, Kristen Stewart, Jessica Chastain, Zendaya. Hollywood Returned. In realtà, dal concorso ufficiale alle sezioni parallele, dagli autori affermati (Almodovar, Schrader, Villeneuve, Jane Campion, Larrain, Ridley Scott) agli emergenti in affermazione (Vigas, MerkulovaChupov) questo sarà un cartellone di esempio e riflessione sul far cinema nella pandemia. Con una scommessa fondamentale da vincere, al di là del successo di questa Mostra: ridare fiducia alla nuova stagione alle porte, tra una decina di giorni, rispondere a esercenti, distributori, pubblico.