di Giuseppe Di Matteo

Babbo Natale arriverà e per La Casa di Matteo sarà il giorno più bello. In quest’oasi preziosa di bontà nel cuore di Napoli, da anni viene offerto un riparo, e soprattutto una speranza, a tanti bambini affetti da gravi patologie che sono stati abbandonati dai loro genitori o che il Tribunale dei Minori ha deciso di togliere loro per affidarli alla struttura, dove lavorano 15 persone tra infermieri, coordinatori, educatori, pediatri e psicologi. Attualmente sono 7 i bimbi ospitati nella Casa, che è una costola dell’associazione A Ruota Libera Onlus, nata nel 2007 per dare sostegno alle persone disabili. Alcune delle loro storie sono state raccontate in un libro dal titolo “Vi stupiremo con difetti speciali”, edito da Giunti. "La nostra è una situazione difficile da gestire – spiega Luca Trapanese, presidente di A Ruota Libera Onlus -; ogni giorno siamo a contatto con bambini che soffrono". Per ogni minore viene formulato un piano di assistenza individuale attraverso un approccio assistenziale che prevede una serie attività integrate a cura dell’ospedale e dei servizi territoriali.

Come nasce il progetto La Casa di Matteo?

"Nasce da una storia vera e che ha un nome: Matteo. Matteo era stato adottato quando aveva appena una decina di giorni da una coppia di nostri amici, ma a seguito di una grave malattia è morto in tenerissima età. Durante il percorso di accompagnamento del bambino verso la fine, ci siamo resi conto che tanti come lui erano in stato di abbandono. E così è nata questa struttura, che abbiamo dedicato a lui".

Come passeranno il Natale i vostri bambini?

"Arriverà Babbo Natale, e darà loro infinite carezze e qualche regalo. Abbiamo l’albero, il presepe, ma soprattutto tanto amore da donare".

Quante segnalazioni ricevete?

"Più o meno una chiamata a settimana".

A suo avviso cosa spinge un genitore ad abbandonare il proprio figlio? E qualcuno si è pentito?

"Non è una scelta facile. Tantissimi genitori sono costretti a farlo perché non possono curare i loro bambini nel modo giusto. Occorrono strutture, un’équipe medica adeguata. Ma le assicuro che molti di loro sono moralmente a pezzi, e per questo vanno compresi e rispettati. Alcuni vengono spesso a trovarci per vedere come stanno i bambini. Altri non ce l’hanno fatta a rivederli. Anche per questo, nella nostra struttura di Bacoli (nel Napoletano, ndr), ospiteremo altri minori, ma assieme ai loro genitori".

Quanti bimbi avete accolto nel corso degli anni? E qualcuno è stato adottato?

"Finora ne abbiamo ospitati una quindicina. Due di loro sono stati adottati".

Come riuscite a mandare avanti la struttura? "Ci sosteniamo grazie alla diaria che l’Asl di riferimento paga per ogni bambino, il 5 per mille e le donazioni private".

Come ci si relaziona con i bambini affetto da gravi patologie? E come sono le loro giornate?

"Ogni bambino è un mondo a sé. Noi cerchiamo di dargli tutto l’affetto di cui siamo capaci. Molti di loro non possono nemmeno muoversi, ma mi creda: lo sentono".