Fu tutta colpa di un vulcano... (Foto: AZ68/iStock)
Fu tutta colpa di un vulcano... (Foto: AZ68/iStock)
La storia dell'umanità è scandita da molte tragedie, la cui memoria è custodita a caratteri cubitali nei libri di scuola. Tuttavia, il momento peggiore di sempre per la nostra civiltà corrisponde a un anno che ai più dirà poco o nulla: il 536 d.C. A sostenerlo, è uno studio internazionale che ha coinvolto anche l'Università di Harvard, secondo cui in quella data ha avuto inizio uno dei secoli più bui di cui si abbia prova.

TUTTO SEMBRAVA TRANQUILLO
Il 536 si inquadra in uno degli ultimi periodi d'oro dell'Impero Bizantino, che all'epoca era sotto la guida di Giustiniano I. A parte qualche schermaglia, in quella data i manuali di storia non registrano nessuna grossa catastrofe politica o emergenza umanitaria che facciano pensare all'anno più terribile di sempre.

EPPURE…
Per cercare di andare oltre le apparenze, gli archeologi hanno eseguito un carotaggio nei ghiacci del Colle Gnifetti, al confine tra la Svizzera e l'Italia. Le carote di ghiaccio sono infatti una specie di finestra sul passato, che, attraverso l'analisi del materiale depositato, permette di risalire ai fenomeni atmosferici accaduti in determinato periodo. Nello specifico, i ricercatori hanno individuato un mix di cenere vulcanica e detriti, che documenta un gigantesco evento vulcanico proprio intorno al 536. "È stato l'inizio di uno dei periodi peggiori per essere vivo, se non l'anno peggiore", ha dichiarato l'archeologo e storico medievale di Harvard Michael McCormick.

UNA LUNGA ECLISSI DI SOLE
Il ritrovamento si sposa con quanto si legge negli scritti dello storico bizantino Procopio di Cesarea, che racconta di "un terribile portento" capace di affievolire la luminosità del Sole per tutto l'anno 536 "in modo molto simile a un'eclissi". Le carote di ghiaccio raccolte in Groenlandia e in Antartide certificherebbero poi un seconda eruzione a distanza di pochi anni, nel 540. Gli studiosi ritengono che la nuvola di polvere che coprì il cielo fu portatrice di caos in gran parte del mondo, causando ad esempio collasso delle temperature, siccità, nevicate estive in Cina e carestie diffuse.
A tutto ciò, si aggiunse un'ulteriore sfortuna: la pandemia di peste bubbonica (detta peste di Giustiniano) che colpì l'Impero bizantino nel 541, facendo precipitare le cose di male in peggio.

C'È VOLUTO PIÙ DI UN SECOLO
La ripresa c'è stata oltre un secolo dopo. Le prove arrivano sempre dai carotaggi: in corrispondenza dell'anno 640, McCormick e colleghi hanno infatti notato un repentino cambiamento dei ghiacci, con pesanti tracce di inquinamento da piombo. La cosa potrebbe non sembrare particolarmente positiva, ma testimonia l'alba di una nuova epoca, in cui gli esseri umani iniziarono a separare l'argento dal piombo, per coniare monete che sostituissero quelle d'oro di origine romana. In sintesi, dicono i ricercatori, questo significa che l'economia stava ricominciando a girare, sebbene ci fossero voluti più di 100 anni.

SI VEDE ANCHE LA PESTE NERA
A margine è interessante notare che le analisi hanno mostrato una drastica riduzione dell'inquinamento da piombo a cavallo del 1350, in piena peste nera, l'epidemia ch e decimò il continente europeo. I ricercatori hanno utilizzato proprio questa corrispondenza per marcare con precisione gli eventi vulcanici.
I risultati dello studio sono stati pubblicati sulla rivista Antiquity.