Ambra con Gianni Boncompagni ai tempi di 'Non è la Rai'
Ambra con Gianni Boncompagni ai tempi di 'Non è la Rai'
Piero Chiambretti, lei ha lavorato a lungo con Gianni Boncompagni. Nessuno meglio di lei può dare un giudizio storico su ‘Non è la Rai’. "Innanzitutto voglio ricordare che sono stato l’unico a mettere in onda la voce di Gianni che finiva nelle orecchie di Ambra. Con una speciale apparecchiatura elettronica riuscimmo a intercettare la frequenza del microfono collegato alle cuffie di Ambra e registrammo il passaggio dal cervello di Gianni alla sua bocca, dalla bocca all’orecchio di Ambra, quindi alle sue labbra. Fu incredibile: sentivi Gianni dire ‘applauso, applauso, ciao, ciao’ e, con uno sfasamento di qualche istante, ripetere la stessa frase da Ambra". Lui come reagì? "Non si lamentò, poiché lo facemmo con grande eleganza. Gianni aveva realizzato il...

Piero Chiambretti, lei ha lavorato a lungo con Gianni Boncompagni. Nessuno meglio di lei può dare un giudizio storico su ‘Non è la Rai’.

"Innanzitutto voglio ricordare che sono stato l’unico a mettere in onda la voce di Gianni che finiva nelle orecchie di Ambra. Con una speciale apparecchiatura elettronica riuscimmo a intercettare la frequenza del microfono collegato alle cuffie di Ambra e registrammo il passaggio dal cervello di Gianni alla sua bocca, dalla bocca all’orecchio di Ambra, quindi alle sue labbra. Fu incredibile: sentivi Gianni dire ‘applauso, applauso, ciao, ciao’ e, con uno sfasamento di qualche istante, ripetere la stessa frase da Ambra".

Lui come reagì?

"Non si lamentò, poiché lo facemmo con grande eleganza. Gianni aveva realizzato il sogno di tutti: la voce di un uomo nel corpo di una ragazza. Era un Frankenstein col fiocchetto nei capelli".

Molti considerarono e considerano ancora adesso quella trasmissione come la genesi di tutto il male prodotto dalle tv commerciali...

"Ho letto di recente un articolo in cui si diceva: per fare un tavolo ci vogliono quattro gambe, per fare la televisione ci vuole il nulla. Allo stesso modo per anni ‘Drive in’ è stata indicata come la distruzione di una tv pedagogica. Ma qualunque forma d’arte, anche piccola come la televisione, è una continua messa in scena a favore di chi la guarda".

Qual è stata la forza di ‘Non è la Rai’?

"Secondo me la gaiezza e la leggerezza. In una televisione che amava e ama i gusti forti, pesanti come una peperonata appena scongelata, un programma fresco come dei lamponi con un po’ di limone ti può far storcere la bocca per il sapore aspro, ma di fronte a una macedonia nessuno ha un rigurgito. Non è che io fossi un fan del programma perché ero impegnato a fare trasmissioni di ben altro tipo su una Raitré militante, però la leggerezza, le canzoni, il playback, la scena con le palme, la piscina, un grande limbo celeste... Trovavo tutto molto gradevole".

Qualcuno avvertiva anche qualcosa di morboso, che solleticava il voyeurismo dei maschi adulti...

"Io non ce lo vedevo, però posso capire che qualcuno potesse immaginare chissà quale operazione mascherata dietro il successo del programma. Il fatto che noi, trent’anni dopo, siamo qui a parlarne, la dice lunga. Io firmerei per fare programmi di cui dopo trent’anni si discuta se sono il male o il bene. La televisione è sempre il male, ma diciamo che nel male c’è anche il bene. Dentro a quel pubblico giovane poteva anche esserci un anziano bavoso che pensava ad altro. Ma nella tv generalista non c’è il parental control. Oggi forse sembra più grave di quanto non fosse allora perché oggi le nostre riserve rispetto al bianco, al nero, alla religione, alle donne, alle parole, sono molto maggiori. Il 60% delle cose che ho fatto nella mia carriera oggi non potrei più farle".

In ‘Non è la Rai’ molta importanza aveva la scenografia. Boncompagni era molto attento al colore, alle luci...

"Gianni nasce come fotografo. La composizione dell’immagine per lui era fondamentale perché la vedeva dentro l’obiettivo della telecamera. La luce riempiva gli spazi vuoti. La grande eleganza di molti dei suoi studi dipendeva dal vuoto intorno, fatto solo di facce, o un fondo azzurro e una balconata. È stato l’unico che mi ha insegnato qualcosa nel mondo della tv. Visto che la televisione deve essere un’evasione, perché fare una tv più brutta della realtà che è già brutta?".

Cosa è rimasto di ‘Non è la Rai’ nella tv di oggi?

"Nulla. Là c’era una spensieratezza legata al periodo storico, alla voglia di fare cose diverse. Italia 1 era la rete dei ragazzini, acchiappava il pubblico che oggi viene assorbito da Tik Tok. Oggi quelli che criticano ‘Non è la Rai’ dovrebbero andare a vedersi tutti i giorni mezz’ora di Tik Tok: allora riterrebbero Ambra e le altre ragazze delle Orsoline".