di Mario Gradara "Quando si racconta di Fellini non è semplice distinguere realtà e finzione, e lo stesso regista non è sempre stato d’aiuto, contribuendo a generare confusione sulla sua vita, specie sul suo passato riminese". Così lo storico e docente universitario Davide Bagnaresi, 44 anni, nel suo libro Federico Fellini, biografia dell’infanzia (Edizioni Sabinae), 34 anni dopo la biografia ufficiale sulla vita del regista, Fellini, di Tullio Kezich. È il risultato di una documentatissima ricerca, durata due anni, su materiali dell’epoca, dagli archivi parrocchiali al catasto storico, nella quale ricostruisce il periodo forse meno noto della vita del Maestro. I suoi anni riminesi di bambino e adolescente, fino alla partenza per Roma. Un percorso di ricerca lungo e spesso complicato, influenzato da molti materiali in precedenza non verificati, hanno portato alla...

di Mario Gradara

"Quando si racconta di Fellini non è semplice distinguere realtà e finzione, e lo stesso regista

non è sempre stato d’aiuto, contribuendo a generare confusione sulla sua vita, specie sul suo

passato riminese". Così lo storico e docente universitario Davide Bagnaresi, 44 anni, nel suo libro Federico Fellini, biografia dell’infanzia (Edizioni Sabinae), 34 anni dopo la biografia ufficiale sulla vita del regista, Fellini, di Tullio Kezich. È il risultato di una documentatissima ricerca, durata due anni, su materiali dell’epoca, dagli archivi parrocchiali al catasto storico, nella quale ricostruisce il periodo forse meno noto della vita del Maestro. I suoi anni riminesi di bambino e adolescente, fino alla partenza per Roma.

Un percorso di ricerca lungo e spesso complicato, influenzato da molti materiali in precedenza non verificati, hanno portato alla scrittura di una biografia attendibile basata su carte, riscontri testimoniali e molte nuove scoperte. Federico Fellini non nasce in un treno in corsa, non scappa da bambino con il circo né giunge a Roma da solo, nel 1939, pronto a sfondare nel mondo del cinema. Federico Fellini è un ragazzo all’apparenza come tanti altri. Proviene da una famiglia medioborghese, muove i suoi primi passi nel clima severo della provincia. Come i suoi coetanei studia, si diverte a fare scherzi con gli amici, va al cinema e ha una fidanzatina. Mostra però sin dall’infanzia una passione sfrenata per i burattini e un certo talento per il disegno.

La ricerca parte dalla scoperta della casa dove nacque, il 20 gennaio 2020. Distrutta dai bombardamenti durante la Seconda guerra mondiale, resta solo una fotografia dell’epoca, che viene pubblicata per la prima volta nel volume di Bagnaresi. La vera casa natale del regista è in via Dardanelli, a Marina centro a due passi dal porto,ma non si tratta dello stabile che si è creduto sinora. "Ho iniziato le mie ricerche partendo dal certificato dell’anagrafe che indicava via Dardanelli 10 – racconta lo studioso riminese – e ho ripercorso le tappe della prima parte della vita di Fellini, a partire dall’individuazione del padrino e della madrina al battesimo del piccolo Federico, Cesare e Clara Canuti. Clara era intestataria dell’immobile al civico 10, dove i genitori del regista avevano affittato una stanza sul finire del ’19".

Abitazione parte di un gruppo di case popolari. Ma numero e foglio catastale della casa in cui è nato Fellini corrispondono all’attuale civico 60 di via Dardanelli, bombardato nel 1944 e in parte ricostruito.

"La casa dove è nato Federico Fellini è quella dei miei genitori – è la testimonianza di Piera Rondini, figlia di Clara, la madrina del battesimo di Federico –, oggi via Dardanelli 60. Me l’ha raccontato in più occasioni mia mamma, Clara Canuti, spiegando che sul finire del 1919 avevano affittato una parte dell’abitazione a Urbano Fellini e Ida Barbiani, i genitori del regista. Molte volte mi disse: “Ho avuto i Fellini come affittuari“".

Nella casa in cui Federico Fellini ebbe i natali abita oggi Riccardo Rondini, cugino di Piera: "Mio babbo Enzo – racconta – la comprò in macerie da suo fratello. E costruì quella attuale nel 1963. Io ci sono cresciuto, poi ho abitato altrove. Ci sono tornato meno di dieci anni fa".

"L’individuazione della casa originale – prosegue Bagnaresi – ha dato il ’la’ a una serie di nuove scoperte. Nel libro parlo delle case dove i Fellini hanno abitato, sempre in affitto. In quella di via Dardanelli, dove entrarono con la mamma già almeno al sesto mese di gravidanza. Dà l’idea della precarietà, una casa molto povera, con la proprietaria chiamata a fare da madrina. Poi l’abitazione a Palazzo Ripa, la “casa delle memorie bambine“, della quale Fellini parlerà ricordando le urla della madre che gridava “è pronto“ a lui e al fratello".

"La terza – continua Bagnaresi – è la casa in via Gambalunga, la più importante. Era di fronte al Politeama, i Fellini ci abitarono dal ’26 al ’29. In quegli anni c’erano tante rappresentazioni per bambini, dal circo equestre al teatro dei burattini di Yambo, figlio di Ermete Novelli. Spettacoli che certamente suggestionarono Federico bambino. Poi la casa in via Dante, sopra la ferramenta Dolci, compagno di scuola di Federico, dove i Fellini vissero più a lungo, dal ’29 al ’39, la casa dell’adolescenza, del primo amore, Wanda Soriani, la prima fidanzatina, che abitava davanti a lui, che la chiamava ’Pallina’".