Francesco, cosa racconta “The Facchinettis”? "Tutto ciò che fa parte della vita di una famiglia e di una coppia, anche i momenti più grigi. Come la crisi coniugale che abbiamo vissuto io e Wilma, che ci ha spinto a riflettere sul nostro rapporto con una terapista. Senza vergogna, senza tabù, alla ricerca di connessioni col pubblico". Parola di Francesco Facchinetti (40 anni) ex disc jockey e cantante ("Ma non chiamatemi Dj Francesco"), oggi conduttore, imprenditore e talent scout che ha scelto di raccontare senza filtri la vita quotidiana della sua famiglia allargata: The Facchinettis è la serie tv che va in onda da stasera su Real Time alle 21,10 con Francesco, la moglie Wilma Helena Faissol, i loro figli, ma anche il re dei Pooh Roby in versione nonno nella casa di Mariano Comense. Come nasce l’idea di raccontare la propria...

Francesco, cosa racconta “The Facchinettis”?

"Tutto ciò che fa parte della vita di una famiglia e di una coppia, anche i momenti più grigi. Come la crisi coniugale che abbiamo vissuto io e Wilma, che ci ha spinto a riflettere sul nostro rapporto con una terapista. Senza vergogna, senza tabù, alla ricerca di connessioni col pubblico". Parola di Francesco Facchinetti (40 anni) ex disc jockey e cantante ("Ma non chiamatemi Dj Francesco"), oggi conduttore, imprenditore e talent scout che ha scelto di raccontare senza filtri la vita quotidiana della sua famiglia allargata: The Facchinettis è la serie tv che va in onda da stasera su Real Time alle 21,10 con Francesco, la moglie Wilma Helena Faissol, i loro figli, ma anche il re dei Pooh Roby in versione nonno nella casa di Mariano Comense.

Come nasce l’idea di raccontare la propria famiglia davanti alle telecamere?

"Il progetto ha avuto una lunga gestazione. A 26 anni avevo costruito una sorta di comune hippie, aperta a mondi differenti: già all’epoca avrei voluto raccontarla. Qualche anno fa, mentre registravo The Voice su Raidue con mio padre Roby, mia moglie Wilma ha inventato l’hashtag #TheFacchinettis per condividere sui social le nostre peripezie. Da lì, mi è tornato il desiderio di raccontare il dietro le quinte di una famiglia particolare, che ha sempre vissuto sotto i riflettori. Così mi sono lasciato ispirare dagli Osbourne e dal loro reality".

Cosa significa crescere all’ombra dei palchi con un padre “ingombrante” come Roby Facchinetti?

"Con lui ho un legame forte e profondo. I Pooh sono i miei zii e io sono orgoglioso di avere un padre come lui".

È sempre stato così?

"Come tutti i teen-ager, ho avuto il classico momento di ribellione in famiglia. E, siccome i miei parenti erano i Pooh, odiavo quello che mio padre e la sua musica simboleggiava tanto che ero diventato punkabbestia".

Quando le dicono “lei è figlio di“ non le dà fastidio?

"Sono un figlio d’arte e me ne vanto. È una figata essere figlio di Roby Facchinetti! A scuola sono stato promosso perché portavo i cd dei Pooh! (ride, ndr). E al di là delle apparenze, i miei genitori mi hanno insegnato presto a lavorare per ottenere delle cose, anche per poterle comprare".

“La canzone del Capitano” è a tutt’oggi uno dei singoli italiani più venduti. Ma Dj Francesco dove è?

"Quella canzone fu il tormentone dell’estate 2003, quel periodo forse fu il viaggio più bello della mia vita. Dj Francesco era un personaggio molto caratteristico: o ti piaceva o volevi ucciderlo. E quel successo così importante ma anche improvviso mi fece capire che forse non sarei stato in grado di fare altre canzoni così “forti” come quella".

E così è partito per l’“Isola dei famosi”...

"Esattamente. In sei mesi dal palco di Sanremo mi sono ritrovato in Honduras. E da lì altri programmi tv, come X Factor che amo e seguo ancora. Ma dall’essere il golden boy della tv italiana mi sono ritrovato a non andare più di moda. Io ci ho messo del mio, comunque sono stato allontanato dal mondo dello spettacolo".

Chiusa una porta, si apre un portone...

"Mi sono accorto di non essere quel supereroe che credevo di essere, ho scoperto di essere vulnerabile. E ho scelto di dedicarmi agli altri. È nata la mia agenzia di management, partendo da zero con Frank Matano. Oggi l’agenzia conta 80 talenti e realizzare i loro sogni mi dà più gioia di quando cantavo al Forum di Milano".

Alti e bassi. Il centro della sua vita?

"La fede, sono molto credente. La fede mi ha aiutato da ragazzo quando ero molto ribelle a tenermi fuori dai ‘casini’. È stata mia madre ad avvicinarmi alla fede e a invogliarmi a fare volontariato e ad andare in pellegrinaggio spirituale sulle orme di Padre Pio. La fede mi ha portato anche a gestire il mio mondo della comunicazione con responsabilità, rispetto ed etica".

La fede l’ha aiutata anche durante l’emergenza sanitaria?

"Sì. Mio padre è di Bergamo, vive vicino all’ospedale: un conto è vedere le sfilata di bare in tv, un conto è vederla con i propri occhi. Ogni giorno ci arrivavano notizie di amici e parenti contagiati, o deceduti. Per lui è stato veramente duro ma sono contento che sia riuscito a veicolare il dolore attraverso la musica, con Rinascerò, rinascerai".