Nei film di Almodovar ci si ama, ci si odia, si sbaglia, si piange, ci si pente, ci si precipita, si cade in depressione, si cambia vita cercando equilibri impossibili, si scoprono cose incredibili, rivelazioni un po’ da telenovela, ma che – raccontate da lui – diventano segni del destino, carambole del caso, metafore dell’universo. Nei film di Almodovar ci si guarda, ci si desidera, si fa l’amore; ci si interroga sul destino, sulla maternità, sul desiderio. In Madres paralelas, il nuovo film del Leone Pedro Almodovar, immensa criniera di capelli bianchi, occhiali neri, e un medagliere da leggenda – Leone d’oro alla carriera nel 2019 – accade tutto questo. E quasi tutto prende vita nell’anima e nel corpo di Penelope...

Nei film di Almodovar ci si ama, ci si odia, si sbaglia, si piange, ci si pente, ci si precipita, si cade in depressione, si cambia vita cercando equilibri impossibili, si scoprono cose incredibili, rivelazioni un po’ da telenovela, ma che – raccontate da lui – diventano segni del destino, carambole del caso, metafore dell’universo. Nei film di Almodovar ci si guarda, ci si desidera, si fa l’amore; ci si interroga sul destino, sulla maternità, sul desiderio. In Madres paralelas, il nuovo film del Leone Pedro Almodovar, immensa criniera di capelli bianchi, occhiali neri, e un medagliere da leggenda – Leone d’oro alla carriera nel 2019 – accade tutto questo. E quasi tutto prende vita nell’anima e nel corpo di Penelope Cruz, attrice stretta in connubio con il regista. 
Sono sette i film che hanno fatto insieme: il regista di Donne sull’orlo di una crisi di nervi e l’attrice che diventa sempre più bella, appassionata, sentimentale, complessa, memorabile. Come una Sofia Loren nata dall’altra parte del mare, ugualmente vera, una Sofia Loren di questi anni imperfetti, sbilenchi, cubisti. 
Ma in Madres paralelas, storie di madri meravigliosamente imperfette, presentato ieri in concorso alla Mostra, c’è anche un altro tema, che vibra dall’inizio alla fine del film: quello della memoria, la memoria dei morti della guerra civile spagnola. I contadini, i civili repubblicani trucidati dai fascisti del generale Franco, e ammassati in fosse comuni. Veri ’desaparecidos’ strappati alle loro famiglie, e alla memoria stessa della Storia. 

Almodovar, nel suo film – oltre a fare i conti col presente – si scava, letteralmente, nel passato della dittatura e della guerra civile spagnola. 
"Sì, è forse il primo film che parli della memoria storica, delle fosse comuni nelle quali furono gettati i cittadini repubblicani uccisi. Credo che tutta la società spagnola abbia un debito morale enorme con questi ‘desaparecidos’, interrati in modo ignobile". 

Perché era tanto importante, per lei, fare i conti con quella parentesi?
"Perché non possiamo chiudere il racconto della nostra storia recente se non ci confrontiamo con questi orrori. E adesso sono rimasti in pochi a ricordare; i testimoni (quelli che erano bambini allora) sono vecchi e stanno scomparendo. E per molti anni, in Spagna, si è taciuto sulla Guerra civile. Nelle case spagnole era un argomento tabù".

Penelope Cruz ha sempre gli occhi da ragazzina. Come quando, diciannovenne, andò al primo provino con Almodovar. 

Penelope, come nacque il vostro rapporto artistico? 
"Avevo sedici anni, e decisi di fare l’attrice dopo aver visto un suo film, Legami! Il mio sogno era di poter un giorno lavorare con Almodovar. E poi abbiamo fatto sette film insieme: e ogni volta è un regalo. Quando so che prepara un film, non penso mai ‘ma perché non mi chiama?’. Però, se poi chiama, sono la donna più felice del mondo".
Almodovar – e si sente che entrambi sono sinceri – dice: "È Penelope la prima a cui penso quando scrivo un personaggio femminile. Non c’è bisogno che mi bombardi di telefonate: lo sa che io penso a lei".

Come racconterebbe Janis, il suo personaggio? 
"È il più difficile che ho interpretato sinora. E uno dei più emozionanti. Quando Pedro mi ha mandato il copione, l’ho letto d’un fiato, con le lacrime agli occhi. Dopo, abbiamo fatto mesi di prove a casa sua, perché potessi accogliere dentro di me il personaggio. Pedro dedica un’immensità di tempo ai suoi attori: e fare tutte queste prove è stato un lavoro duro, ma anche magico e prezioso".

La madre che lei interpreta è una madre imperfetta...
"Sì: fa un sacco di errori, ma è proprio questo che me la fa amare, che la rende umana".