Foto: Channel 4/Frontline/ITN Productions/PBS Distribution/WGBH
Foto: Channel 4/Frontline/ITN Productions/PBS Distribution/WGBH

Cosa significa essere una madre nell'inferno della città di Aleppo, dilaniata dalla guerra in Siria? Lo scopriremo grazie al film documentario 'Alla mia piccola Sama' (titolo internazionale 'For Sama'). Esce nelle sale cinematografiche italiane giovedì 13 febbraio, dopo essere stato candidato agli Oscar 2020 e avere vinto, fra le altre cose, un BAFTA, un European Film Awards e quattro British Independent Awards: miglior regia, film indipendente, documentario e montaggio.

Alla mia piccola Sama, tutto sul film documentario

La trama è ambientata nell'arco di cinque anni, prima e durante la cosiddetta battaglia di Aleppo (2012-2016), uno dei momenti cruciali della guerra in Siria. La storia segue da vicino la vita della ventunenne Waad al-Kateab, studentessa di marketing, moglie di uno dei pochi medici rimasti in città allo scoppio del conflitto e madre di una bambina, la Sama del titolo. Waad al-Kateab e suo marito sono costretti a scegliere se scappare in cerca di salvezza o restare per aiutare le vittime innocenti, a rischio però della vita.

Peculiarità di 'Alla mia piccola Sama' è il fatto di essere girato dal punto di vista di Waad al-Kateab, che filma se stessa e le cose che le accadono e che in questo modo esordisce alla regia (coadiuvata all'occorrenza dal produttore Edward Watts). Il film ha ricevuto il patrocinio di Amnesty International e ha fatto segnare un record quando, grazie alle quattro nomination ai BAFTA, è diventato il documentario con più candidature di sempre nella storia dell'Academy britannica: miglior film, documentario (categoria poi vinta), film in lingua straniera e debutto.

Curiosità: il nome Sama significa "cielo" in arabo.
 




Il trailer

 

 

Alla mia piccola Sama, le recensioni

Nonostante non abbia vinto l'Oscar 2020, assegnato a 'Made in USA - Una fabbrica in Ohio', 'Alla mia piccola Sama' è universalmente considerato uno dei migliori film del 2019 e la media voto, su Metacritic, è uno spettacolare 89/100.

La ragione principale dell'entusiasmo è la capacità della regista Waad al-Kateab di mettere in scena con onestà e forza un racconto che raramente finisce sotto i nostri occhi. Vale la pena di citare ciò che ha scritto il critico Guy Lodge sul magazine Variety: "Questa straordinaria testimonianza cinematografica vede una giovane donna che trova la propria voce - come attivista, come artista e come genitore - al di sopra del frastuono della guerra. Fra i report che abbiamo visto, relativi alla guerra di Siria, questo si distingue per originalità".

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