Giovanni Morandi Nei casi che finiscono “alla vecchia maniera boema” l’arma del delitto è sempre la finestra, non conta quanto grande, basta sia nei piani alti. È successo anche questa volta con il volo di un giovane diplomatico russo a quanto risulta agente dell’ex Kgb, finito in un cortile dell’ambasciata russa a Berlino, nello...

Giovanni

Morandi

Nei casi che finiscono “alla vecchia maniera boema” l’arma del delitto è sempre la finestra, non conta quanto grande, basta sia nei piani alti. È successo anche questa volta con il volo di un giovane diplomatico russo a quanto risulta agente dell’ex Kgb, finito in un cortile dell’ambasciata russa a Berlino, nello stesso palazzo dove anni addietro una sorte simile capitò al portiere. Che si dica “alla vecchia maniera boema” non esclude la possibilità che storie uguali accadano nel resto del mondo. Le finestre si assomigliano, la differenza la fa quel che c’è attorno, sia esso un ministero, una caserma, un’ambasciata, un albergo, una questura, una banca. Sono quasi tutte morti misteriose e non hanno nulla a che fare con i bohémien. I malcapitati sono anzi personaggi di rango, funzionari, giornalisti o generali come quelli volati dopo il colpo di Stato a Mosca. In effetti Mosca e Praga hanno delle analogie, visto che alla capitale ceca risalgono alcuni illustri casi di defenestrazione che risolsero tra i contendenti certi dissapori di tipo politico e religioso.

Il primo volo toccò al sindaco di Praga nel luglio 1419, il secondo fu nel maggio 1618 quando furono lanciati fuori da una finestra della sala del consiglio nel castello di Praga due governatori imperiali e il loro segretario. Fortunatamente nonostante una caduta di 15 metri si salvarono. Accadde in Boemia e i bohémien, come dicevamo, non c’entravano nulla. L’equivoco nasce da una fissazione dei parigini che scambiavano gli artisti di belle speranze e di poche sostanze che affollavano la ville lumière per cenciosi zingari provenienti dal centro Europa. Solo un pregiudizio razziale, nulla di più.