Cuba Danza e lo fa sulle punte e nel sudore. Perché musica, ritmo, movimento sono endemici dell’Isla Grande come sole e fame, sogno e speranza. Cuba Danza nel segno immortale della Assoluta, la “più grande ballerina del mondo” (e guai a dire che potrebbe non essere vero) e quando lei, Alicia Alonso, novantacinquenne e cieca si è degnata di scendere dal piedistallo e mischiarsi ai rumberos del Callejon de Hamel per battere un “toque de tambores” il mondo si è rovesciato e ciò che era pagano è diventato anch’esso divino, come lo erano quei piedi mossi nella stessa maniera sulle assi del Teatro Nacional o sul selciato fra i murales del Callejon, dove la rumba è religione. Era il 2016, tre anni dopo, a 99 anni, Alicia Ernestina de la Caridad del Cobre Martinez Hoyo - Alonso era il cognome del marito Fernando, suo partner nella danza fin dai 15 anni - moriva; il 21 dicembre 2020 nel centenario della sua...

Cuba Danza e lo fa sulle punte e nel sudore. Perché musica, ritmo, movimento sono endemici dell’Isla Grande come sole e fame, sogno e speranza. Cuba Danza nel segno immortale della Assoluta, la “più grande ballerina del mondo” (e guai a dire che potrebbe non essere vero) e quando lei, Alicia Alonso, novantacinquenne e cieca si è degnata di scendere dal piedistallo e mischiarsi ai rumberos del Callejon de Hamel per battere un “toque de tambores” il mondo si è rovesciato e ciò che era pagano è diventato anch’esso divino, come lo erano quei piedi mossi nella stessa maniera sulle assi del Teatro Nacional o sul selciato fra i murales del Callejon, dove la rumba è religione. Era il 2016, tre anni dopo, a 99 anni, Alicia Ernestina de la Caridad del Cobre Martinez Hoyo - Alonso era il cognome del marito Fernando, suo partner nella danza fin dai 15 anni - moriva; il 21 dicembre 2020 nel centenario della sua nascita veniva promulgato il “Dia iberoamericano de la Danza” che ogni anno ricorderà al mondo che cosa ha significato Alicia ma soprattutto quale contributo l’arte tersicorea cubana ha dato al mondo fin dall’Ottocento. Cuba Danza perché spesso non può fare altro.

La storia della danza a Cuba è un romanzo e così Elisa Guzzo Vaccarino, una delle più importanti esperte internazionali di ballo, nostra collaboratrice e autrice di altri peculiari volumi su quel mondo (“Maurice Bejart. L’ossessione della danza”, “Eros e danza. Il corpo, l‘amore, i sensi”, “La danza d’arte” e altri ancora, tutti, come l’ultimo, tradotti in varie lingue) l’ha raccontata in un libro che porta appunto il titolo “Cuba Danza” ed è edito da Gremese. Una vera e godibile enciclopedia accompagnata da una vasta iconografia, dove ogni evento è perfettamente collocato nel suo tempo e viene spiegato da un punto di vista artistico, ma anche storico e sociale, raccontando ciò che Cuba è stata prima dell’avvento dei Castro e ciò che è ora e come danza, musica, arte si collocano fra i valori della gente, alle prese con pandemia e crisi ma che non rinuncia a radunarsi e celebrare la festa della vita. Che sia la danza classica o quella più popolare, Cuba esprime in ogni caso una propria grande forza emotiva.

E’ innegabile che Alicia sia la figura attorno alla quale gira un po’ tutta la storia e con la quale si è codificato un modo di danzare che già singoli artisti avevano provato accanto alle stelle internazionali che volentieri portavano le loro produzioni all’Avana. La Alonso anche quando era ormai diventata cieca tornava nel “suo” teatro e dirigeva le coreografie solo con il suo grande intuito riconoscendo i movimenti fatti dai ballerini dai suoni. “Non fate le cubane”, raccomandava alle sue allieve quando si accorgeva che ancheggiavano troppo. Se anche Alicia non fosse stata, come dicono i connazionali, la più grande ballerina classica di tutti i tempi, rimane una figura emblematica per tutto il mondo della danza. Lei che, etoile dell’American Ballett, venne richiamata in patria da Fidel subito dopo la rivoluzione per creare il Balletto Nazionale di Cuba e quando Castro le chiese la cifra che volesse per accettare lui la raddoppiò. Alicia e la famiglia del marito sono fondamentali nello sviluppo della danza a Cuba come lo sono state le compagnie internazionali che facevano tappa all’Avana quando la città era, durante la dittatura del generale Fulgencio Batista, la “Montecarlo dei Caraibi”, tutta lustrini e night, e i ricchi, soprattutto americani, offrivano dopo gli spettacoli alle ballerine soldi per esibizioni particolari; nasceva allora il Tropicana e furono anche artiste classiche a
rappresentare musical folcloristici, come “Congo Pantera”.

La scuola di ballo cubana, già valida e con molti interpreti a girare il mondo, divenne di culto con Alicia e le sue coreografie. Fino alla fine dei suoi giorni è stato un punto di riferimento e in quel 2016 dichiarò fra i rumberos la definitiva consacrazione dei balli da sala o popolari e dei loro interpreti, meritevoli della stessa risonanza delle grandi stelle del Balletto Nazionale, che ha creato una serie di etoile, soprattutto maschi, che mettono al servizio dei maggiori corpi di ballo mondiali la loro fisicità, il loro virtuosismo.

Il Teatro Nazionale, gli spazi dell’avanguardia come la Fabrica de Arte Cubano nella ex centrale elettrica e i mattoni delle sale da rumba, bolero, mambo o son sono complementari. E Alicia ha la sua erede: Viengsay Valdés, cubanissima nonostante il nome vietnamita che le hanno dato i genitori diplomatici nel paese dell’Estremo Oriente. Con lei la storia habanera è in buone mani.