di Eva Desiderio

Trentasei modelli in passerella e il sogno di una moda reale, aulica ma modernissima, vicina ai desideri delle donne. E una sfilata indimenticabile sotto la ’bolla’ trasparente ideata dall’architetto Smiljan Radic, una struttura tutta riutilizzabile, sul tetto del Tobacco Docks Yellow Park nell’East London. Duecento gli invitati dal mondo, non uno di più, per un evento reale ed esclusivo, voluto da Sarah Burton – direttrice creativa di Alexander McQueen – per presentare la collezione estate 2022.

Sulle note dei Massive Attak ecco il suono arcano del mare in tempesta, ma anche del Tamigi minaccioso con il cielo di Londra carico di nuvole dapprima scurissime, poi pian piano grigio perla, giallo splendente, color carne al tramonto, blu notte. E sono proprio le nuvole con le stampe sugli abiti e sui capi spalla, specie i meravigliosi trench, il filo conduttore del defilè di Sarah Burton che ha racconto l’eredità stilistica e ideale dell’indimenticabile amico e maestro Alexander McQueen.

"In questi lunghi mesi di lockdown non abbiamo fatto i nostri viaggi di ricerca – racconta Sarah dopo gli applausi convinti – perché non ci siamo mossi da Londra. Allora ho iniziato a guardare il cielo sopra la città e le nuvole che cambiavano colore durante il giorno. Dall’azzurro chiaro fino alla tempesta, e queste mie donne dimostrano di saper sfidare ogni tempesta! La loro individalità si esprime anche nei vestiti, a volte cercano la tempesta, con un senso di mistero ed eccitazione per farsi pervadere dal fatto che non siamo sicure di quello che potrebbe succedere".

Una moda per lasciarsi andare ed essere in contatto diretto con la natura imprevedibile. Una moda, dopo il lockdown, che fa sentire le donne più vicine e sensibili al mondo e alla natura. In prima fila c’è Daphne Guinnes che sfoggia un byker formidabile delle collezioni di Lee (il vero nome di Alexander) con due dragoni di metallo sulle spalle. Sorride soddisfatto del lavoro di Sarah Burton il presidente e Ceo del Gruppo Kering, Francois Henri Pinault, che ha visto ottimi risultati per tutti i brand della sua galassia del lusso e si complimenta con il Ceo Emmanuel Gintzburger e con Paolo Cicognini, Chief Marketing Officer che da cinque anni ha dato voce al brand nel mondo. Forme squadrate per le giacche sartoriali, abiti ampi, pantaloni vivi, maniche enfatizzate dalle arricciature, gioielli d’argento di sapore elegante e vagamente neo-punk, trench indimenticabili e ’doppi’ perché in due tessuti, zip dalla vita all’orlo dei pantaloni, sandali che somigliano ad anfibi, giubbini di pelle nera e candide gonne di tulle.

E poi l’elogio del jeans, nei corsetti con inserti di pelle, decolletè alte con punte ad aculei, calze ricamate e tempestate di cristalli sulle gambe lunghissime di Naomi Campbell che chiude la sfilata a sorpresa. Nel negozio McQueen di Old Bond Street Sarah ha voluto allestire la mostra ’Roses’ per omaggiare gli abiti fiore della maison specie quelli di Lee Alexander, scomparso nel 2010 a soli 41 anni: abiti ispirati alle rose come il ’Red Rose Dress’ della collezione dell’autunno-inverno 2019-2020. Non manca il capolavoro collezione ’Sarabande’ del 2007, una primavera punk tra ortensie, rose, gerani, garofani. Di seta, di organza che lasciavano a terra petali a ogni passo.