di Saverio Migliari "Non so s’Hercole fece tanto con la clava quanto ella fa col pennello". La prosa barocca e raffinata è quasi inconfondibile. Giovan Battista Marino, scrittore "che le bocche unanimi della Fama proclamarono nuovo Omero e nuovo Dante", come ricordò Borges in una pagina memorabile a lui dedicata, il massimo poeta del ‘600 italiano, "l’ingegno del secolo" come lo definì Francesco De Sanctis, scrisse una lettera nei suoi anni torinesi indirizzata al pittore Annibale Mancini, per ringraziarlo del disegno che ritraeva un Ercole incoronato. Da quello schizzo l’autore dell’Adone trasse uno dei componimenti che diedero vita a La Galeria, raccolta di poesie ispirate all’arte figurativa. La missiva risultava...

di Saverio Migliari

"Non so s’Hercole fece tanto con la clava quanto ella fa col pennello". La prosa barocca e raffinata è quasi inconfondibile. Giovan Battista Marino, scrittore "che le bocche unanimi della Fama proclamarono nuovo Omero e nuovo Dante", come ricordò Borges in una pagina memorabile a lui dedicata, il massimo poeta del ‘600 italiano, "l’ingegno del secolo" come lo definì Francesco De Sanctis, scrisse una lettera nei suoi anni torinesi indirizzata al pittore Annibale Mancini, per ringraziarlo del disegno che ritraeva un Ercole incoronato. Da quello schizzo l’autore dell’Adone trasse uno dei componimenti che diedero vita a La Galeria, raccolta di poesie ispirate all’arte figurativa.

La missiva risultava dispersa. Dopo 400 anni un gruppo di ricercatori del dipartimento di Digital Humanities di Unimore l’ha ritrovata, nascosta in un enorme fondo privato di materiale autografo che fu di proprietà di un nobile modenese. Una scoperta di enorme portata, che la dice lunga sia sulla complessità dei rapporti nel mondo dell’arte seicentesca, sia sulla moda (questa ottocentesca) delle collezioni di autografi. Senza Giuseppe Campori infatti, figlio di una delle famiglie più importanti del ducato estense e appassionato collezionista di autografi, sarebbe stato impossibile che lo scritto arrivasse ad oggi.

"Grazie a un bando della Regione stiamo riordinando e classificando circa 100mila documenti divisi in 500 cassette – racconta Marco Iacovella, 30 anni, uno dei dieci ricercatori che stanno lavorando a questo progetto –. Abbiamo iniziato a febbraio, ora siamo arrivati alla lettera “M”". Ed è in questa sezione che è avvenuta la scoperta: "Il fondo è privo di un inventario e ovviamente spuntano cose mai viste, o catalogate male – continua Iacovella, seguito nel suo progetto dal professore di Unimore, responsabile scientifico, Matteo Al Kalak –. Era una mattina, ci trovavamo nella sala di consultazione dell’estense. Io mi sono imbattuto in questo strano fascicolo: “Marini Domenico, cardinale”. Subito mi sono insospettito, perché non mi risultava che ci fosse stato un cardinale con questo nome. Quando l’ho aperto ho visto questo “Ca.” di fianco alla firma e così ho capito che non si trattava di “cardinale”, ma di “cavaliere”" . Il cavaliere Giovan Battista Marino.

Marino, appunto, ammirato da Borges per il suo Adone, smisurato poema erotico dove le favole della mitologia greca e la sensibilità più moderna si fondono in una narrazione variegata, fluida e avvolgente. Un’opera letteraria in cui il Barocco – non solo italiano ma europeo – ha trovato il suo culmine.

Subito è iniziata la verifica e il confronto grafologico. "E sebbene in molti casi fossero i segretari a scrivere le lettere, in questo la scrittura è di Marino perché il disegno che gli era stato inviato era stato fatto a mano e quindi la risposta richiedeva una forma di rispetto".

Tanti altri poi i riscontri: c’era traccia, in un catalogo di vendita del 1862, della presenza di un autografo di Marino che parlava proprio dell’Hercole incoronato, poi disperso. Con ogni probabilità fu proprio il modenese Campori ad accaparrarsi il pregiato testo. Un fondo enorme quello di Campori, che custodisce testi scritti da Garibaldi, Mazzini, lettere di Papi, di imperatori.

"Questa scoperta permette non soltanto di disporre di una cosa che sembrava smarrita – precisa Iacovella, che presenterà il tesoro il 26 in una breve clip durante la giornata dedicata al terzo settore di Unimore, l’Università degli Studi di Modena e Reggio Emilia –, ma mostra l’importanza della catalogazione perché ci racconta un modo di circolazione dei documenti che oggi è sempre più difficile capire".