Un artista "il cui lavoro intreccia legami internazionali tra paesi e culture, la sua immagine cattura il dramma e la passione che era nel cuore dello sceneggiatore e nei volti degli attori, specialmente nei loro occhi". Così nel 1999 Liv Ullmann presentò il premio dell’American Society of Cinematographers a Giuseppe Rotunno, detto Peppino, uno dei più importanti...

Un artista "il cui lavoro intreccia legami internazionali tra paesi e culture, la sua immagine cattura il dramma e la passione che era nel cuore dello sceneggiatore e nei volti degli attori, specialmente nei loro occhi". Così nel 1999 Liv Ullmann presentò il premio dell’American Society of Cinematographers a Giuseppe Rotunno, detto Peppino, uno dei più importanti direttori della fotografia del cinema italiano e internazionale. Collaboratore di registi come Fellini (fra i film Casanova, Satyricon, Amarcord, E la nave va) e Visconti (Senso, Le notti bianche, Rocco e i suoi fratelli, Il gattopardo, Lo straniero) è morto a 97 anni nella sua casa di Roma. Nel 1980 era stato candidato all’Oscar per All that jazz di Bob Fosse. Tra i tanti premi vinti, anche sette Nastri d’argento, due David di Donatello più quello speciale del Cinquantenario.

Nato a Roma nasce il 23 marzo del 1923, aveva iniziato a lavorare a Cinecittà nel 1940, facendo i primi esperimenti con la fotografia nel laboratorio di Arturo Bragaglia.

L’esordio ufficiale da direttore della fotografia è nel 1955 per Pane amore e... di Dino Risi, ma è con Luchino Visconti che instaura un sodalizio artistico di altissimo livello: "In qualche modo Visconti è stato mio padre in questo lavoro – spiegò Rotunno –.Ho avuto quel rapporto per lavoro, per la vita, per sempre". Fondamentale nel suo percorso anche l’incontro con Fellini, mentre all’estero ha lavorato con Martin Ritt (Jovanka e le altre), John Huston (La Bibbia) Mike Nichols (Conoscenza carnale, A proposito di Henry e Wolf); Terry Gilliam (Le avventure del barone di Munchausen), Sidney Pollack (Sabrina). Con Fosse la nomination all’Oscar e la vittoria del Bafta per All That Jazz: "È stato realizzare un sogno della mia vita, amavo il suo lavoro – disse a proposito di Bob –: era come lavorare con cinque registi insieme ma senza doverci discutere".