"Addio Indiana Jones, ma l’avventura continua"

Harrison Ford a Cannes dopo i sei minuti di applausi: "La fortuna per me non è arrivata subito, a ottant’anni chiedo solo di proseguire"

di Giovanni Bogani

"Ma lo sa che lei è davvero ‘hot’, davvero sexy?" La domandanon domanda della giornalista australiana a Harrison Ford coglie tutti di sorpresa. "In particolare, nella scena in cui è senza camicia, a torso nudo, beh, è ancora appetitoso!". Sorpresa, e poi applausi degli altri giornalisti in sala stampa. E Harrison Ford, con quel mezzo sorriso mite e malandrino allo stesso tempo, ribatte: "Beh, ho avuto molta fortuna ad avere questo fisico: grazie per averlo notato!".

Indiana Jones e il quadrante del destino, quinto e ultimo episodio della saga dell’archeologo più famoso della cultura pop, è stato l’evento più esplosivo, il più atteso di questo festival di Cannes. L’altra sera, alla prima proiezione mondiale del film – che uscirà nelle sale di tutto il mondo il 28 giugno – sei minuti di applausi, e un’onda di recensioni entusiastiche in ogni sito del mondo. In tutta questa eccitazione, il più calmo è lui. Indiana Jones.

Giacca grigia, camicia celeste da tramviere, cravatta blu da cena aziendale. Primo, non strafare. È un Harrison Ford rilassato, pacificato, a tratti persino commosso quello che si presenta alla stampa. Parla dell’applauso infinito sui titoli di coda, l’applauso con cui ha salutato per sempre Indiana Jones. "È stato straordinario il calore del pubblico, ho visto passare tutta la mia vita in quegli istanti. E mi ha fatto un bene inimmaginabile".

Un addio, già. Perché questa avventura – in cui Indiana Jones ringiovanito dall’intelligenza artificiale, con il volto che aveva nei Predatori dell’arca perduta, salta sui treni, va a cavallo sui binari della metropolitana, si lancia da un tuk tuk in corsa per entrare in un altro, tira pugni dritti in faccia – è, senza se e senza ma, l’ultima della serie. È il momento di dare l’ultima frustata, di appendere il cappello al chiodo.

"Il cappello probabilmente sarà messo all’asta, e il ricavato dato in beneficenza – dice – Per me non ha importanza, non sono mai legato alle cose, agli oggetti di scena, ai vestiti". Lo coinvolge di più pensare alla sua vita, al suo presente e al suo passato. Questa conferenza – serena, nonostante ci siano in ballo i destini di un giocattolo da 300 milioni di dollari, tanti ne è costati il film, prodotto da Disney – ha anche il sapore di un bilancio. Il bilancio di una vita.

"La fortuna per me non è arrivata subito", dice Ford, che agli inizi della carriera, anche dopo i primi film, continuava a guadagnarsi da vivere come falegname. "Nel periodo più difficile, ne ho approfittato per imparare. E ho avuto la fortuna di non perdere mai la speranza. Ma sono consapevole del fatto che ci sono molte persone di talento che i riflettori su di sé non li hanno mai visti. Solo perché non a tutti capita di trovarsi nel posto giusto al momento giusto".

Parla, naturalmente, anche della tecnica prodigiosa che lo ha “rigenerato“ giovane e con il volto che aveva a 35 anni. "È una cosa incredibile vedersi di nuovo come si era a quell’età. Ma è solo un trucco, non c’è niente di reale. Di reale c’è solo il presente. So di non essere giovane – Harrison Ford ha ottant’anni, ndr – ma non ho rimpianti. Sono fortunato, a questo punto potrei non esserci neppure. Invece sono qui. E tutto quello che chiedo alla vita è continuare ad avere questa immensa fortuna che mi ha permesso di lavorare, di fare questo lavoro che adoro".