27 mar 2022

Addio Cavina, faccia da duro e cuore grande

Ha incarnato con maestria personaggi bonari e inquieti, dai ruoli per Avati all’Ispettore Sarti in tv: l’attore è scomparso a 81 anni

Con una faccia da duro, buono per un thriller francese, così come per il cinema color nostalgia di Pupi Avati, Gianni Cavina si è spento a 81 anni. Nato e cresciuto a Bologna è stato almeno due attori in uno: l’emiliano affabile, generoso, grande d’animo. O quello che, dietro l’apparenza bonaria, nasconde il rancore, umori neri e minacciosi. È stato anche, fra le molte cose, un ottimo investigatore tv: l’ispettore Sarti, che se ne va in una Bologna che si tinge di noir, nella serie tratta dai romanzi di Loriano Macchiavelli. Quella Bologna nel cui centro, secondo Lucio Dalla, "non si perde neanche un bambino", diventava tenebrosa, inquietante. Cavina sarà l’ispettore Sarti dal 1991 al 1994. La voce profonda, nella sigla, è la sua.

"Con Lucio Dalla abbiamo iniziato insieme", raccontava Cavina. "Avevamo un cabaret a Bologna, ma non veniva nessuno a vederci: eravamo disperati. Poi abbiamo capito il perché: io cantavo e Lucio recitava!". Scambiatisi i ruoli, tutto comincia a andare meglio. Nel 1968 Cavina esordiva nel cinema in Flashback di Raffaele Andreassi. Gli anni ’70, per lui, sono quelli dei primi film di Avati, ma anche di molte caratterizzazioni nella commedia sexy all’italiana: e di un più oscuro, prezioso, lavoro da sceneggiatore. Alla fine del decennio partecipa a L’ingorgo di Luigi Comencini; negli anni ’80 e ’90 intensifica il rapporto con la tv e nel 1997, finalmente, il suo talento ruvido e scontroso viene celebrato con il Nastro d’argento come miglior attore in Festival di Avati. Nel 2006 Marco Bellocchio lo chiama per Il regista di matrimoni, nel 2012 è fra i protagonisti della serie di Raiuno Una grande famiglia. La malattia lo aveva aggredito, costringendolo su una sedia a rotelle. Ma lo vedremo, al cinema, un’ultima volta, nel Dante di Avati.

Giovanni Bogani

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