16 gen 2022

A TUTTO BIO DIECI ANNI DI CRESCITA

di Michele Mezzanzanica

Il vino biologico un decennio fa era una nicchia, negli ultimi anni era diventato una moda, diffusa con prodotti di ottima qualità. Oggi, numeri alla mano, è decisamente una tendenza. Destinata a crescere e consolidarsi. Parola di Giancarlo Aneri (nella foto con la famiglia), ’principe del marketing’, produttore di Prosecco ma anche di rinomati vini altoatesini e del celebre Amarone Stella, veronese di nascita e milanese d’adozione, il quale enuncia la sua profezia: "Nei prossimi cinque anni il mercato del vino biologico arriverà al 50% del totale delle vendite. Avrei detto anche nei prossimi tre, se non ci fosse stato il Covid".

In questa rincorsa al ’green wine’, l’Italia parte in ottima posizione sullo scacchiere mondiale. Secondo il report Ismea relativo all’anno 2019, lungo lo Stivale si contano 107.143 ettari di vigneto biologico, pari al 19% della superficie vitata complessiva, mentre a livello mondiale l’incidenza si ferma al 6,7%. Inoltre, il dato italiano del 2019 fa registrare un +109% di ettari dedicati al bio nell’arco di un decennio, a conferma di un trend di crescita costante. "I produttori devono guardare al consumatore del futuro – spiega Aneri – non fossilizzarsi sul vino che bevevano i nostri padri. Il nostro Prosecco bio, l’ultima novità della gamma Aneri, è dedicato a Leone, il mio ultimo nipotino proprio perché è il vino del futuro. Oggi un giovane legge l’etichetta, sa qual è la differenza fra biologico e non. Tiene in considerazione questi fattori nella scelta della bottiglia".

Fattori ambientali che garantiscono anche un certo posizionamento sul mercato, così che la sostenibilità ambientale si fa anche sostenibilità economica per i vigneron. "La conduzione biologica dei vigneti ha un costo superiore – ragiona Aneri – ma permette di ottenere la giusta remunerazione. Il nostro Prosecco bio, sugli scaffali dell’Esselunga, è passato da 8mila a oltre 20mila bottiglie vendute in tre anni. Inoltre, ci ha permesso di chiudere un contratto con un prestigioso gruppo che gestisce 28 ristoranti italiani in tutta l’Inghilterra. Prima faticavamo a proporre il nostro Prosecco, perché ne avevano in carta uno che costava meno, ma quando abbiamo proposto il biologico non ci sono stati problemi a venderlo a un prezzo oltre i 10 euro. E nella carta è vicino agli Champagne".

La strada è dunque tracciata: "Non sto dicendo che il vino non biologico sia da buttare, io stesso su 600mila bottiglie l’anno ne produco solamente 80mila bio, ma sicuramente la certificazione ambientale ti pone un gradino sopra come messaggio e quindi anche come mercato. Penso che tanti produttori, nei prossimi anni, aumenteranno la loro quota di vino biologico".

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