Amadeus, pseudonimo di Amedeo Umberto Rita Sebastiani, è nato a Ravenna 48 anni fa
Amadeus, pseudonimo di Amedeo Umberto Rita Sebastiani, è nato a Ravenna 48 anni fa
di Andrea Spinelli Lo rifà o non lo rifà? Amadeus torna in quella Verona dove ha speso gli anni della giovinezza per presentare il nuovo show Arena ’60, ’70, ’80, ma si trova a dover rispondere, invece, al fuoco di fila su Sanremo e sul suo eventuale Festival ’ter’. "Con la direzione di Rai Uno se ne parla, si dialoga, loro sanno che lo farei se fosse un Festival importante, della rinascita" dice il conduttore usando toni molto meno perentori rispetto a quelli con cui s’era congedato al termine dell’edizione 2021 con i suoi ascolti non proprio trascendentali. "Condurlo è sempre, un onore, un prestigio" rilancia. "Ma dovrebbe essere un’edizione all’altezza delle precedenti, anzi, aggiungere qualcosa. Tornare indietro rispetto a quanto fatto in queste...

di Andrea Spinelli

Lo rifà o non lo rifà? Amadeus torna in quella Verona dove ha speso gli anni della giovinezza per presentare il nuovo show Arena ’60, ’70, ’80, ma si trova a dover rispondere, invece, al fuoco di fila su Sanremo e sul suo eventuale Festival ’ter’.

"Con la direzione di Rai Uno se ne parla, si dialoga, loro sanno che lo farei se fosse un Festival importante, della rinascita" dice il conduttore usando toni molto meno perentori rispetto a quelli con cui s’era congedato al termine dell’edizione 2021 con i suoi ascolti non proprio trascendentali. "Condurlo è sempre, un onore, un prestigio" rilancia. "Ma dovrebbe essere un’edizione all’altezza delle precedenti, anzi, aggiungere qualcosa. Tornare indietro rispetto a quanto fatto in queste due edizioni sarebbe una regressione culturale". E ribadisce: "Per colpa della pandemia pensavi venti cose e riuscivi a farne due, ma non ci siamo mai voluti arrendere. È stato il Sanremo del ‘ce la dobbiamo fare’. Il pubblico ricorda questo Festival più del precedente perché ha capito le difficoltà in cui l’abbiamo realizzato. Ha capito che sarebbe stato più facile non farlo che farlo. È stata una vittoria nostra, della Rai e di chi era lì. E poi non dimentichiamo che è uscita della musica bellissima".

THE FINAL COUNTDOWN - Sul suo futuro all’Ariston "Ama" non sa, né può, dire, perché i vertici Rai sono in scadenza e bisogna vedere quali saranno le scelte della nuova governance che dovrebbe vedere la luce entro il 14 luglio. "Non vogliamo, però, ridurci a dare il nome del nuovo conduttore a settembre e trovarci con l’affanno a fare tutto di corsa" chiosa il direttore della prima rete Stefano Coletta lasciando intendere di essere alla stretta finale. "Speriamo di andare in vacanza con una decisione già presa". Poi annuncia un documentario girato dietro le quinte lo scorso marzo per raccontare questa edizione sui generis. "È bellissimo" assicura "ma per garantirgli il migliore degli ascolti lo programmeremo ad inizio stagione".

AMARENA - Intanto sul piatto c’è questo Arena ’60, ’70, ’80, in calendario nell’emiciclo di Piazza Bra il 12 e 14 settembre e poi su RaiUno il 2 e 9 ottobre.

Per il conduttore ravennate, un debutto. "Anche se ho vissuto a Verona dai sei ai vent’anni o giù di lì e non mi sono perso un’edizione del Festivalbar, l’Arena è rimasta un sogno fino ad oggi" ricorda Amadeus. "Quando Vittorio Salvetti, che considero un secondo padre, mi affidò, infatti, la conduzione della manifestazione, l’anfiteatro scaligero era riservato alla lirica e chiuso alle altre forme di spettacolo musicale. Per cinque edizioni (dal ’93 al ’97 - ndr), ho condotto finalissime a Codroipo, a Marostica, ad Ascoli Piceno, a Napoli, ma mai nella ‘mia’ Verona. Ora mi sento come un bambino che fa il raccattapalle e all’improvviso gli dicono di entrare in campo".

TOZZI & CO. - Preso dall’entusiasmo il conduttore torna l’Amedeo Sebastiani di quando faceva il dee jay nelle radio locali, e s’aggirava in Arena microfono alla mano cercando d’intervistare i Pooh, snocciolando i primi nomi del cast di Arena ’60, ’70, ’80. In primis gli Europe "che con la loro The final countdown hanno segnato un’epoca", ma pure il Gazebo di I like Chopin, l’Alan Sorrenti di Tu sei l’unica donna per me, e ancora Loredana Bertè, Patty Pravo, Donatella Rettore, Marcella, Ivana Spagna, Tracy Spencer e quell’Umberto Tozzi "che sarebbe bellissimo sentire cantare Ti amo in Arena" (ma l’ha già fatto per i quarant’anni di quella sua mega hit e pure documentato su disco). Tutto, finalmente, davanti a seimila persone.

Non quello traboccante pre-pandemia, ma comunque tanto.

"Sarà bellissimo, il pubblico è il dodicesimo uomo in campo e ce ne stiamo accorgendo con gli Europei di calcio. D’altronde, come si fa ad avere tanta bella musica senza poter cantare?".