30 apr 2022

"A papà Gianni preferisco Madame" Quei “Soliti guai“ di Tredici Pietro

Il figlio di Morandi al secondo album: "’Apri tutte le porte’? A me non piaceva"

andrea spinelli
Magazine
Tredici Pietro, 25 anni
Tredici Pietro, 25 anni
Tredici Pietro, 25 anni

di Andrea Spinelli

Sta andando forte. Pietro Morandi, pardon il rapper Tredici Pietro, è così convinto del suo secondo album da non averlo ancora sottoposto al giudizio di papà Gianni. S’intitola Solito posto, soliti guai e nuovo nuovo non è, perché riprende il precedente ep X questa notte arricchendolo con tre inediti: Come fossi andato via, Fumo pensando a te e quella che intitola l’intero progetto. Un “upgrade” a cui Pietro regala un riscontro live il 28 maggio al palco del MiAmi di Milano, il 22 giugno a quello dell’Oltrefestival di Bologna e il 25 a quello del Boa Goa di Genova. Debutto, ieri sera, al Link Festival di Piacenza.

Pietro, quali sono “il solito posto”, e, soprattutto, “i soliti guai”?

"Il posto è metafisico, quello in cui orbitano le mie amicizie. Mentre i guai nascono dai problemi di cuore, di soldi ed altro. Fasi, momenti, della vita con cui ognuno si rapporta a suo modo".

Fra le amicizie c’è pure suo nipote Paolo Antonacci, autore di successo (tra i tanti Sesso occasionale di Tananai). Che rapporto avete?

"Buonissimo. Anche se ci vediamo poco, perché lui vive a Bologna e io a Milano, quindi è difficile incrociarci. Più che un nipote lo considero un cugino, anzi un fratello. Fratello maggiore, visto che ha due anni più di me. Saranno ormai quattro anni che pensiamo a una collaborazione, ma, proprio a causa della distanza, non siamo ancora riusciti a metterci la testa sopra".

Ma il figlio di sua sorella Marianna e di Biagio saprebbe scrivere rap?

"Non molti lo sanno, ma Paolo nasce rapper. Anzi, la passione per questo genere me l’ha messa addosso proprio lui. Ero, infatti, un grande fan della sua penna felice, acuta come quella di, che so, Rancore. Poi, come tante figure di rilievo del pop, a un certo punto ha scelto di cambiare strada".

Perché lei s’è trasferito a Milano?

"Per amore. Cos’altro avrebbe potuto attrarmi verso una realtà che prima ritenevo cupa, ostica, lontana dal calore e dai ritmi di Bologna? Arrivato con mille prevenzioni, ho trovato una Milano accogliente, colorata, con una sua profonda umanità".

Mamma Anna c’è rimasta male?

"Povera mamma, le ho detto che per non rimanere sola avrebbe dovuto mettermi al mondo almeno un altro fratello. Ci sentiamo abbastanza, però sa che ho la mia vita".

Ma il cognome che porta è un dono del cielo o un dazio da pagare?

"Se mi lamentassi sarei poco credibile. Il primo obiettivo è emanciparmi e poi, chi lo sa, potrei anche collaborare con mio padre. Sarebbe una gioia fare un tratto del percorso assieme. Prima, però, devo trovare la mia strada".

E allora, con chi sarebbe bello fare qualcosa ora?

"Mi piace molto Madame, ma ci ho già fatto Farabutto. Pure Rove è fortissimo, forse il più bravo tra gli emergenti".

Grazie a Jovanotti e a Sanremo papà si ritrova una parte di fan più giovani dei suoi.

"E pensare che a me Apri tutte le porte lì per lì non era piaciuta. M’aspettavo un pezzo che “spaccasse“ come L’allegria e invece… niente. I fatti mi hanno dato clamorosamente torto".

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