Un ritratto di Greta Garbo: la Divina si ritirò a 36 anni. Morì a 85 anni nel 1990
Un ritratto di Greta Garbo: la Divina si ritirò a 36 anni. Morì a 85 anni nel 1990
Una leggenda spiata dal buco della serratura. Quello di un luminoso appartamento al quinto piano, palazzo nell’East River a Manhattan, 52esima strada: 270 metri quadrati, vista sul Queensboro Bridge, valore 6 milioni di dollari. Grande salotto a elle con caminetto e libreria, cucina spaziosa, tre camere da letto, altrettanti bagni, balcone, ascensore privato. Tutto perfetto. Unico neo i vicini del piano di sopra, se sono rimasti gli stessi di quarant’anni fa. Un allagamento partito dal loro bagno è passato attraverso il pavimento nella stanza sottostante: lì c’era il letto a due piazze di Greta Lovisa Gustafsson, nota alle folle come Greta Garbo. La testiera imbottita, fabbricata da Fortuny con una trama Ashanti (su bozzetto della Divina), è macchiata di umidità: l’acqua ha creato un alone sul tessuto rosa pesca e...

Una leggenda spiata dal buco della serratura. Quello di un luminoso appartamento al quinto piano, palazzo nell’East River a Manhattan, 52esima strada: 270 metri quadrati, vista sul Queensboro Bridge, valore 6 milioni di dollari. Grande salotto a elle con caminetto e libreria, cucina spaziosa, tre camere da letto, altrettanti bagni, balcone, ascensore privato. Tutto perfetto. Unico neo i vicini del piano di sopra, se sono rimasti gli stessi di quarant’anni fa. Un allagamento partito dal loro bagno è passato attraverso il pavimento nella stanza sottostante: lì c’era il letto a due piazze di Greta Lovisa Gustafsson, nota alle folle come Greta Garbo.

La testiera imbottita, fabbricata da Fortuny con una trama Ashanti (su bozzetto della Divina), è macchiata di umidità: l’acqua ha creato un alone sul tessuto rosa pesca e verde argentato. Forse per questo è stimata solo fra i mille e i duemila dollari nell’asta Julien’s a Beverly Hills del 28 aprile, dedicata ai miti di Hollywood: 80 lotti aprono una crepa nel muro di riservatezza dell’icona cinematografica del Novecento.

Nata a Stoccolma nel 1905, famiglia povera, l’esordio nel ‘20 in un anonimo cortometraggio, emigrata negli Stati Uniti e ingaggiata dalla Metro Goldwyn Mayer, l’ultima interpretazione datata 1941: vent’anni di film le sono bastati per prendersi il mondo, gettarlo nel water e offrirsi a una totale clausura. Nessuno ha mai saputo chi fosse e come fosse realmente. Inavvicinabile, inespugnabile, algida secondo la vulgata. Divertente, ironica, sensibile secondo i pochissimi eletti che hanno avuto accesso alla sua vita blindata. "Let me be alone", lasciatemi stare sola. Sola fino alla morte nel 1990. Sola con la sua eleganza, la bellezza abbagliante, lo sguardo magnetico, la capacità di dominare la scena.

Attrice del secolo la definì Variety, eppure ha abbandonato il cinema a 36 anni. E nel 1953 si è autoesiliata nell’appartamento comprato a New York, piena di idiosincrasie e ossessioni salutiste – latte scremato, niente zucchero, vitamina B, germi di grano – racchiuse in trenta libri sulle mensole: le guide nutrizionali del guru Gayelord Hauser. Il catalogo d’asta è un sacrilego passepartout nell’intimità di una donna che viveva "come una monaca con uno spazzolino, il sapone e un vasetto di crema", per citare le sue parole.

La coperta, la poltrona, i cuscini, lo specchio, i paralumi. Il bocchino Dunhill con diamante tempestato di rubini e zaffiri (stima 3.000-5.000 dollari), lo stesso che Greta stringe fra le dita nella foto di Cecil Beaton scattata al Plaza. Dall’armadio emergono i simboli del suo stile: il trench taglia 40, due dolcevita grigio talpa e color carne, i foulard Hermes, il cappello di volpe e il berretto di lana Givenchy. Gli stivaletti scamosciati made in Italy (portava il 39), le desert boots marcate Harrods, i mocassini con appena un’ombra di tacco. E soprattutto la lingerie stipata nei cassetti: le camicie da notte, due paia di shorts con monogramma, ventinove mutande francesi in seta e nylon acquistate da Beaudon in Faubourg Saint Honoré – e pensare che Marlene Dietrich, la perfida rivale che la sedusse da ragazza in un camerino, l’accusava di indossare biancheria tutt’altro che immacolata.

Ma si torna sempre davanti a quel letto Fortuny, pagato con un assegno di 104,27 dollari – la firma per esteso è una rarità, i rarissimi autografi che concedeva portano solo il cognome Garbo. Il letto di Greta-Great resta il suo più grande mistero. Su quel letto di certo parlava e rideva molto più che al cinema, ma il fascino androgino era l’eco di una sessualità ambigua.

Ha amato gli uomini, dice la storia: l’editore Lars Saxon e la star del muto John Gilbert la chiesero in moglie, nel ‘38 fuggì sulla costiera amalfitana con il compositore Stokowski. Ha amato le donne, dicono le lettere: l’amica svedese Mimi Pollak, la poetessa lesbica Mercedes de Acosta, la ballerina Lilyan Tashman. Ha amato solo se stessa, dicono i biografi più accreditati. Ma è difficile crederlo. Si racconta che un passante l’avesse riconosciuta malgrado gli occhialoni scuri e l’impermeabile che l’infagottava. Le chiese: è Greta Garbo? Lei rispose: "Lo ero".