2 mag 2022

A cosa servivano davvero i pugnali dell'Età del Bronzo?

Grazie a una nuova tecnica potremmo avere scoperto la funzione di uno oggetti più ricorrenti nelle sepolture dell'Età del Bronzo

Un reperto dell'Età del Bronzo
Un reperto dell'Età del Bronzo

Apparsi per la prima volta all'inizio del quarto millennio avanti Cristo, i pugnali in lega di rame erano molto diffusi in Europa durante l'Età del Bronzo, tanto da essere un elemento ricorrente nelle sepolture maschili dell'epoca. Gli archeologi hanno discusso a lungo sul possibile significato di questi utensili, ipotizzando che fossero principalmente oggetti cerimoniali utilizzati per evidenziare il rango elevato del defunto. Un rivoluzionario metodo di analisi sviluppato un team anglo-italiano presso la Newcastle University, nel Regno Unito, sembra ora avere risolto il mistero, rivelando che in realtà l'arma servisse soprattutto per la lavorazione degli animali morti.

La procedura sperimentata dai ricercatori ha riadattato una tecnica di colorazione già nota, chiamata Picro-Sirius Red (PSR), con lo scopo di mettere in risalto gli eventuali residui organici presenti sui pugnali. Combinando l'uso di un'ampia gamma di microscopi ottici, digitali ed elettronici a scansione, il team guidato dai dottori Andrea Dolfini e Isabella Caricola ha esaminato dieci pugnali preistorici in lega di rame, rinvenuti nel 2017 nel sito archeologico di Pragatto, in provincia Bologna. L'analisi ha consentito di identificare delle micro-tracce di collagene associabili ad ossa, muscoli e tendini, suggerendo che gli oggetti fossero entrati in contatto con i tessuti di vari animali. Secondo gli scienziati la scoperta risulta compatibile con operazioni come la macellazione del bestiame, la lavorazione delle carcasse e la rimozione della carne dall'osso. A ulteriore riprova, sono stati condotti alcuni esperimenti accessori con delle repliche create da un bronzista qualificato, che hanno certificato la plausibilità delle osservazioni.

Il professor Andrea Dolfini, che insegna archeologia all'ateneo di Newcastle, ha sottolineato che la tecnica messa a punto per questo studio offre interessanti prospettive per il futuro, dato che in teoria è applicabile su materiali diversi e metalli antichi. "Si tratta di una svolta significativa, in quanto il nuovo metodo consente l'analisi di un'ampia varietà di strumenti e armi", ha spiegato l'autore; "Le possibilità sono infinite, così come le risposte che il nuovo metodo può e potrà dare nel prossimo futuro".

I dettagli della ricerca sono stati pubblicati sulla rivista Scientific Reports.

© Riproduzione riservata

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