Roma, 9 settembre 2013 - Domani il Senato è convocato per votare la dichiarazione di urgenza, ex art. 81 del Regolamento, per il disegno di legge n.119 sulla riforma della Legge quadro sulle aree naturali protette L.n.394/1991, presentato dal senatore Antonio D'Alì (Pdl), che <ripropone integralmente il testo del disegno di legge che la commissione Ambiente del Senato ha approvato in sede deliberante il 21 dicembre 2012, il giorno prima dell'anticipato scioglimento della scorsa legislatura>.

Fai, Italia Nostra, Lipu, Mountain Wilderness, Pronatura, Touring Club Italiano e Wwf Italia considerano <grave l'ipotesi di una dichiarazione d'urgenza per la discussione della proposta di modifica della normativa di riferimento per l'istituzione e la gestione delle aree naturali protette nel nostro paese>.

La modifica della Legge quadro sulle aree naturali protette, spiegano in una nota, <dopo oltre vent'anni dalla sua approvazione, non può prescindere da una seria valutazione sull'applicazione della normativa e sullo stato dei parchi e delle riserve naturali nel nostro paese>.

Le sette associazioni lanciano un appello al Senato per <scongiurare la dichiarazione d'urgenza sul disegno di legge D'Alì e chiedono l'avvio di un ampio confronto con tutte le parti interessate sul rilancio del ruolo dei parchi e delle riserve naturali per garantire una efficace conservazione del patrimonio naturale del Paese>.

Per esse, infatti, <non esiste in realtà  nessuna valida motivazione che giustificherebbe la dichiarazione d'urgenza della modifica della Legge quadro, anche in considerazione delle recenti modifiche subite dalla normativa per la definizione della nuova composizione dei consigli direttivi del Parchi nazionali, a seguito di uno specifico Decreto del Presidente della Repubblica>. 

Fai, Italia Nostra, Lipu, Mountain Wilderness, Pronatura, Touring Club Italiano e Wwf Italia non condividono le proposte di riforma della Legge 394/1991 presenti nel disegno di legge n.119 del Senatore D'Alì per almeno 4 motivi. <Verrebbero rivisti gli equilibri, in modo evidente e comprensibile anche per i non addetti ai lavori, tra coloro che rappresentano negli enti di gestione interessi nazionali generali e chi rappresenta interessi particolari e privati>, spiegano.

E' poi <piena d'insidie la distinzione artificiosa che si vorrebbe introdurre tra attività venatoria e controllo della fauna selvatica, pur con la supervisione dell'Ispra, l'Istituto di ricerca del ministero dell'Ambiente>. Si prevede, denunciano, <di fatto un diretto coinvolgimento dei cacciatori nella gestione della fauna all'interno delle aree naturali protette>.

Manca inoltre, <come indispensabile premessa ad ogni ipotesi di riforma della Legge attuale, una seria analisi dei problemi nella gestione dei parchi in relazione al ruolo centrale che dovrebbero svolgere per la tutela della natura>. C'è infine da rilevare che <in assenza di una seria valutazione sullo stato delle nostre aree naturali protette le proposte di riforma della Legge entrano esclusivamente nel merito delle rappresentanze negli Enti di gestione, delle procedure di nomina di presidenti e direttori, di possibili meccanismi di finanziamento attraverso royalty che rischiano di determinare pesanti condizionamenti nella gestione delle risorse naturali dei territori protetti e nella gestione della fauna attraverso un discutibile quanto inopportuno coinvolgimento del mondo venatorio>.
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