Era il 1885. A New York veniva completata la Statua della Libertà, a Bologna veniva fondato il Resto del Carlino: due simboli cittadini, due eventi diversissimi eppure destinati a caratterizzare nel tempo, un tempo che pare infinito, le città che furono allora teatro inconsapevole della loro nascita. Centotrent'anni esatti tra un pugno di settimane, nel 2015.
Centotrenta anni fanno cinque generazioni. E' dunque da cinque generazioni che prima i soli bolognesi, poi gli emiliani, i romagnoli e i marchigiani si informano, dibattono, si arrabbiano e si consolano leggendo <il Carlino>. Non solo. Il Resto del Carlino è più di un giornale. E' un'istituzione, un fratello maggiore che da sempre cerca di comprendere, di avvertire e persino di difende i propri cittadini-lettori. E si tratta di lettori esigenti, uomini e donne liberi che dal loro giornale pretendono in primo luogo la libertà. L'onestà intellettuale, l'indipendenza di giudizio. Lettori che quando il Fascismo si impossessò del “loro” foglio trasformandolo in un foglio di regime disertarono le edicole spingendo Mussolini a riconsegnare il giornale in mani private pur di non vederlo inutilmente fallire. Il Resto del Carlino tornò così ad essere quel che era stato, quel che è e quel che di certo ancora sarà: un quotidiano indipendente, di servizio; un servizio alle famiglie, alla borghesia, ai ceti produttivi e, per senso di responsabilità, alla Patria.
Da Carducci a D'Annunzio, da Croce a Einaudi, da Pascoli a Parise, da Prezzolini a Spadolini sulle colonne del Carlino sono comparse le firme migliori d'Italia e grazie a queste firme eccellenti e alle migliaia di ottimi giornalisti che nel tempo vi hanno lavorato, dell'Italia il Resto del Carlino ha sempre dato la propria, particolare lettura. Mai faziosa, semmai appassionata. Mai presuntuosa, semmai scanzonata. Perché un po' di quello spirito goliardico che caratterizzò il Carlino delle origini continua a vivere in noi e a voce bassa ci suggerisce di non prenderci troppo sul serio.
Non c'è bar di paese, in queste regioni, dove non capiti di vedere almeno una copia del Carlino: poggiata su un tavolino a disposizione dei clienti o piegata in due che spunta dalla tasca di un avventore. E da quando, sotto la testata Quotidiano nazionale, al Resto del Carlino di Bologna si sono aggiunti la Nazione di Firenze e il Giorno di Milano, le radici locali hanno guadagnato una invidiabile, e in effetti invidiata, dimensione nazionale quotidianamente suggellata da oltre due milioni di lettori effettivi.
Il compleanno cadrà in marzo, ma già da gennaio, gennaio 2015, cominceremo a festeggiare i nostri 130 anni di vita. Lo faremo nel corso dell'intero anno con una straordinaria sequenza di dibattiti, convegni, concerti, spettacoli e celebrazioni in molti dei maggiori centri delle nostre zone di diffusione. Lo faremo con i cittadini, non per impancarci ma per ringraziarli: perché - pur in quest'epoca di crisi, che per l'editoria è crisi nera - ci è sembrato doveroso restituirgli in forme straordinarie almeno un po' di quell'attenzione e di quell'affetto che ordinariamente ci riservano acquistando ogni santo giorno il nostro giornale.

Andrea Cangini

 

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