Vittorio Brumotti: in bici o in camper, tanta voglia di libertà

Il funambolico inviato di ‘Striscia’ svela i suoi luoghi del cuore a contatto con la natura e la gente. Dalla verde Umbria alla sua Liguria, il campione di mountain bike racconta le sue avventure in Italia e nel resto del mondo

Vittorio Brumotti è il funambolico ciclista di ‘Striscia la notizia’ ormai specializzato nella denuncia delle piazze di spaccio in tutt’Italia, anche a costo di mettere a repentaglio la propria incolumità. Da lunedì 13 giugno sarà anche alla conduzione di ‘Paperissima Sprint’. Ma è anche, forse soprattutto, un grande amante delle vacanze outdoor.

Brumotti, quali sono i suoi luoghi dell’anima?
«Per primo cito Castelluccio di Norcia, il periodo della fioritura delle piante delle lenticchie (tra fine maggio e giugno, ndr) è uno spettacolo incredibile. Sono andato più volte in moto in un gruppo di harleyisti, con le fidanzate, ascoltando musica e godendoci il territorio. È importante far conoscere la zona, abitata da gente super ospitale, per portare un po’ di turismo in quelle zone colpite dal terremoto».
Ha qualche altra meta da suggerire?
«I luoghi da cui provengo, cioè la Riviera, e Finale Ligure in particolare. È stato uno dei primi posti a inaugurare i bike hotel, cioè gli alberghi dove si può portare la bici in stanza. Era il 1991 e sono venuti persino dei giornalisti americani per documentare la cosa. Finale ormai è la capitale europea della mountain bike. Sono tantissimi i turisti che vengono in camper: altro che hotel a cinque stelle, qui le stelle sono mille, tutte quelle del cielo! Alcune aziende che producono camper stanno facendo affari d’oro. Il turismo di oggi è fatto di questo: camper o tenda, mountain bike, un fornellino da campo. Sembra di essere tornati a Woodstock».
Perché, secondo lei, c’è un ritorno a questo turismo all’aria aperta?
«La gente con il Covid si è spaventata. Finalmente ha capito il valore della natura. Se oggi stiamo attaccati a quel maledetto cellulare dalle 10 alle 12 ore al giorno, fra dieci anni dove finiremo? Dove saranno le persone che si baciano e fanno figli? La pandemia ci ha fatto capire che il vero lusso è avere un metro quadro di terreno dove respirare, pescare, coltivare. La bici è un gran divertimento, ti dà adrenalina».
Altri luoghi da visitare per una vacanza all’insegna dell’outdoor?
«Conosco molto bene la Valtellina: lì in quota mi sono allenato per il tentativo di scalare l’Everest con la bici (tentativo poi andato in fumo perché le autorità nepalesi hanno revocato i permessi, ndr)».
Un luogo dove non è stato e dove vorrebbe andare?
«Credo che non ci sia un angolo dell’Italia dove, per lavoro o per piacere, non sia stato. E uguale all’estero: consumo un passaporto all’anno. Vivo per metà in Italia e per metà a Dubai, dove ho molti amici. Mi piace molto la cultura araba, l’Oman e gli Emirati li ho girati tutti. In Italia faccio il tour Livigno-Agrigento in bici, ho percorso anche il tour del Fai fermandomi appunto nei luoghi del Fai di cui sono testimonial, e il tour dei vini – perché in Italia abbiamo tante bellissime strade dei vini – passando da una cantina all’altra. La nuova frontiera è il cicloturismo, con le borse laterali montate sul mezzo».
Insisto: un luogo dove non è stato?
«L’isola di Socotra, tra Yemen e Somalia, dove c’è una biodiversità fantastica. C’è solo un problema: per andarci devi stare tre giorni a Sanaa, la capitale. Vorrei andarci prima che arrivi il turismo di massa».
Lo Yemen non è molto tranquillo, di questi tempi…
«Purtroppo, lo sappiamo, da anni è in corso una sanguinosa guerra civile. Ma Sanaa è meravigliosa, è una Venezia nel deserto. Ho girato tantissimo, dal Giappone al Nepal, non c’è un continente che ho tralasciato. Tra i miei Paesi preferiti ci sono gli Stati Uniti, con il National Park e Monument Valley».
Se qualcuno fosse attirato da questo tipo di vacanza, ma fosse spaventato dalla fatica del percorso?
«La fatica in America non esiste. Puoi dormire con pochi dollari vicino al Grand Canyon, c’è il megavan che ti porta davanti, scendi, fai la foto e torni indietro. Però io sono dell’idea che più è la fatica, più è la goduria. Come con le fidanzate: se per un anno non ti dà appuntamento per andare a cena, quando alla fine ci riuscirai ti innamorerai di lei. Bisogna far fatica, bisogna attendere, sennò è per tutti e l’effetto wow va un po’ a calare. Consiglio di uscire dai propri schemi. Magari sbagli treno e scopri una realtà pazzesca. Perdersi è bellissimo. Lasciate il cellulare a casa e andate. In Italia, per esempio, si può scalare il Monte Bianco, la montagna più alta d’Europa. In tre giorni puoi fare l’ascesa in vetta».
Oggi si vendono tantissimo le bici elettriche: un modo per avvicinarsi a questo tipo di vacanza senza fare eccessiva fatica…
«Ma ci sono tante persone che non sanno nemmeno andare in bici! Sia tra le giovani generazioni sia tra gli anziani. Ci sono anche persone dello spettacolo che non sanno usarla! Se non puoi o vuoi scalare, per avvicinarsi alle montagne ci sono le funivie».
Un aneddoto divertente che le è capitato in queste tue innumerevoli avventure?
«Vent’anni fa, ero con mio padre, facevamo un video nel Grand Canyon. Eravamo nascosti con le bici e con le telecamere, e i ranger hanno pensato che fossimo dei criminali. Ci hanno puntato contro i taser, che a quei tempi nemmeno sapevamo cosa fossero. Abbiamo dovuto spiegare che ci eravamo nascosti proprio per evitare loro. Mio papà gli parlava in ligure: ‘Belìn! Freedom freedom, freedom un belìn’. Ma alla fine i ranger ci hanno chiesto una foto! Agli italiani dico: fate molta attenzione quando andate all’estero perché lo humour cambia a seconda dei popoli».
Qual è la prossima meta in programma?
«Io viaggio per lavoro, mi porto dietro tutto il mio staff – 10 o 15 persone – e realizziamo una produzione. Giriamo con i furgoni. Adesso devo andare in America, Bentonville in Arkansas, poi a Milwaukee e infine a Moab in Utah, che è la gemella di Finale Ligure, dove è nata la mountain bike. Lì trovi i pick up con il cassone pieno di ghiaccio. Dopo i giri nel deserto gli americani mettono i piedi a raffreddare e intanto si scolano una birra in compagnia. Bellissimo».

L’approccio

Il turismo di oggi è all’aperto ed è fatto di esperienza: camper o tenda, mountain bike, un fornellino da campo. Sembra di essere tornati a Woodstock

Il sogno

In Valtellina mi sono allenato per il tentativo di scalare l’Everest con la bici. Tentativo andato in fumo perché le autorità nepalesi hanno revocato i permessi

Il viaggio

Il prossimo impegno di lavoro sarà negli Stati Uniti. Devo andare a Bentonville in Arkansas, a Milwaukee e infine a Moab in Utah capitale della mountain bike