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Scoglio Nero, così l’isola del Giglio riscopre la millenaria tradizione del vino

Un migliaio di bottiglie di Ansonica, antico vitigno riportato in auge grazie a un imprenditore francese. Oggi l'isola conta dieci produttori per un totale di circa 20 ettari

Regno dell’Ansonica, un vitigno di origine mediterranea diffuso soprattutto in Sicilia, la viticultura sull’isola del Giglio abbandonata negli anni Settanta, riparte proprio da qui: un vitigno a bacca bianca, con grappoli di medie dimensioni e acini di colore giallo marcato.

A crederci, tra gli altri, è stata la Tenuta Isola nel Giglio che ha creato l’etichetta Scoglio Nero: vino bianco, di colore giallo dorato, con riflessi ambrati, profumato, al palato pieno e corposo, scarsamente acido. Il progetto è nato nel 2019 per mano dell’imprenditore francese Philippe Austruy che, assistito dall’agronomo Alessandro Fonseca, ha acquistato un piccolo vigneto, poco più di un ettaro affacciato sul mare. Qui ha fondato la cantina vinicola, iniziato a raccogliere le prime uve e prodotto le bottiglie di vino Ansonica con l’etichetta Scoglio Nero, toponimo che rende omaggio alla conformazione rocciosa del territorio.

vino isola del giglio Oggi le bottiglie prodotte sono quasi un migliaio. “L’obiettivo enologico è stato ricercare la massima espressione qualitativa di questo particolare vitigno, analizzando ogni aspetto della coltivazione e della vinificazione per riprodurre in chiave moderna quell’elegante nettare che già aveva ammaliato i popoli antichi”, spiega Fonseca, oggi direttore della tenuta, che lavora insieme con due giovani enologi, Cosimo Casini e Maria Sole Zoli. La storia enologica dell’isola del Giglio ha radici millenarie. Diversi ritrovamenti archeologici, tra cui i relitti contenenti anfore e altro materiale usato per il trasporto di vini, alcuni resti di vasche di vinificazione scavate direttamente nel granito, oltre ai numerosi terrazzamenti, confermano l’interesse degli isolani per il vino già in epoca etrusco-romana.

Un passato che oggi si sta lentamente recuperando e valorizzando grazie a 10 produttori con 20 ettari di terreno distribuiti in varie parti dell’isola. La Tenuta Isola del Giglio con i suoi appezzamenti delimitati da muri in pietra di granito ancora in corso di ristrutturazione ha scelto l’allevamento delle viti ad alberello. “Il nostro intento è rispettare la tradizione e il luogo di provenienza, facendo scaturire già dal primo sorso quell”esplosione di profumi che durante la stagione pervade la nostra vigna, dalle fioriture di macchia mediterranea alla sensazione salina e iodata, tipica della brezza marina che soffia in quei versanti”, aggiunge Fonseca.