Il cuore caldo dell’umbria

 

Dolce e aspra. Francescana e opulenta. Verde, e costellata di testimonianze storiche. Ecco l’Umbria, dai caratteri che paiono contrastanti ma si riuniscono in un cuore caldo, accogliente. Forte di tradizioni antiche, riflesse nel quotidiano: del lavoro, della cultura materiale, della campagna, della tavola. E’ così che una delle regioni più piccole è capace di vastità e di tanta qualità, nell’oliveto e nel vigneto: sono 21 le denominazioni (2 Docg, 13 Doc, 6 Igt) che coprono i 13mila ettari coltivati a vite, capaci di mettere sul mercato ogni anno poco meno di 70 milioni di bottiglie. Di vini che hanno fatto storia come il Grechetto e l’Orvieto tra i bianchi, o che hanno conquistato anche Hollywood e quello che una volta si chiamava il jet set internazionale, come il Sagrantino di Montefalco; ma i vitigni che si incontrano sono tanti, a cominciare dal Sangiovese condiviso con la vicina Toscana. Anche con qualche sorpresa, ma tutti insieme capaci – grazie alla lungimiranza di alcuni grandi pionieri e poi all’opera degli uomini e di grandi donne capaci di proseguirne l’opera – di formare una cantina davvero di tutto rispetto.

E a questa cantina attingiamo volentieri per accompagnare i nostri menu delle feste, che volentieri comporremo pescando nelle radicate tradizioni umbre. Partiamo di rosso, perché è così che si sposano i crostini (olive e paté di fegatini), la galantina di pollo e i tanti salumi tipici capitanati dal prosciutto di Norcia senza scordare capocollo, lombetto, corallina e coglioni di mulo: ci berremo un Rosso della Gobba,  biodinamico fresco e godibile della cantina Raìna di Francesco Mariani a Montefalco (11 euro). Sui primi c’è tanta scelta, di piatti e di abbinamenti: agnolotti, cappelletti, pappardelle… ma poiché siamo in terra di tartufo, andremo sugli spaghetti alla “nursina” o norcina o sui tipici strangozzi (spaghettoni-linguinone acqua, farina e sale), comunque sia conditi con il tartufo nero.  Due consigli in alternativa, ma comunque due bianchi: il Bianco del Cavaliere di Cantina Todini (15 euro) di Todi a base di Grechetto o il prezioso, elegante, dorato Cardissa (25 euro) della Cantina Morami che nasce a Panicarola, zona Lago Trasimeno. 

Imbarazzo della scelta nel mettere in tavola i secondi, tra costolette d’agnello a scottadito e salsicce in umido, piccione arrosto ripieno e bollito misto o parmigiana di carne: ci vuole un rosso importante, ecco il pluripremiato Sagrantino di Montefalco 25 anni di Arnaldo Caprai (58 euro). Il finale, nella tradizione, saprà di mandorle con il torciglione e il panpepato: ideale il Muffato della Sala (32,50 euro) del Castello della Sala di Antinori a Ficulle, buono anche con le pinoccate o la rocciata. Perché i vini dell’Umbria son buoni sempre.