I gioielli della toscana

James Suckling non ha dubbi. Per il guru dell’enocritica mondiale, nel cielo del Vigneto Toscana quest’anno brilla la stella del Brunello: nella sua Top 100 ce ne sono 11, di cui 7 nei primi 20, merito – spiega – di due annate eccezionali come la 2015 e la 2016. E dunque noi, sulla tavola di queste Feste orfane di vivace convivialità e di allegria condivisa, vorremo dunque farci mancare un bel Brunello 2015? Il mitico rosso che esce in commercio già adulto (cinque anni dopo la vendemmia) dalle grandi botti di rovere è ormai da anni, con Bolgheri e la progressiva risalita del Chianti Classico, l’alfiere della Toscana nel bicchiere. Territorio che a onor del vero si spande su 60mila ettari per 11 docg, 41 doc e 6 Igt. A coprire tutto il ventaglio del nettare di Bacco: dominano i grandi rossi, quelli già nominati e poi tutta la vasta area del Chianti docg e il Nobile di Montepulciano, l’Orcia e la Maremma e la Val di Cornia; ma ne nascono grandi bianchi (la Vernaccia di San Gimignano è rammentata da quasi mille anni…), ottimi spumanti, interessanti rosati (anche in versione bollicina), e si chiude sempre con un bel Vinsanto.

L’avremo facile compagno, il Brunello di Montalcino, perché sulla tavola delle Feste in Toscana non mancherà un bell’arrosto, una grigliata o un “peposo”: Mr Suckling punta sul Pertimali di Sassetti Livio (55 euro) con il suo aroma e gusto di frutta rossa matura e di spezie. Ma prima avremo gli antipasti e i primi, pure robusti e saporiti: crostini di fegatini e salumi, lasagne e ravioli e sughi intensi. E allora si camnbia, e si va a scoprire una nuova frontiera, la viticoltura di montagna, che alle pendici dell’Appennino significa la bella avventura del Pinot Nero. Tra i fondatori del gruppo EccoPinò, a Pratovecchio in Casentino c’è Vincenzo Tommasi, e si fa apprezzare il suo Pinot Nero Podere della Civettaja (48 euro).

Ma la Toscana è anche una bella striscia di costa, e tanto buon pesce, e vien naturale abbinare a un bianco. Noi lo scegliamo però nell’interno, ancora una scommessa: il Valdarno, eletto a “denominazione” già da Cosimo III nel 1716. Stappiamo un Boggina B di Petrolo (50 euro), il vecchio Trebbiano riportato in auge da mani sapienti. E infine i dolci. Il territorio chiama panforte, ricciarelli e cavallucci; e che ci si beve? Ma un bel Vinsanto: un ottimo rapporto qualità-prezzo nella zona di Montespertoli con il Vinsanto del Chianti (20 euro) di Poggio Capponi, tutto albicocca e miele. Resta da scegliere la bollicina da brindisi, anche per Capodanno. Saliamo in altura, a Pomino, dove il Pinot Nero è storia, e dove Frescobaldi, da vigne splendidamente pettinate, produce Leonia (26 euro) in versione brut e rosé. Leonia era la trisavola del marchese Lamberto: chi l’ha detto che Toscana vuol dire solo Sangiovese?