TRA I VIGNETI DEL PIEMONTE

Sotto traccia. In rima con la riservatezza, tratto distintivo del Piemonte notoriamente discreto e chiuso, convinto che i suoi tanti tesori vadano cercati e scovati. Ed è lapalissiano tra le vigne dell’Alessandrino che si appoggia a Lombardia, Emilia e Liguria, punteggiate da paesini defilati e da cantine che non vantano grandi numeri ma sfoggiano vini sorprendenti. I pretesti aiutano l’esplorazione? Di sicuro. E abbondano tra i Colli Tortonesi, terra eletta di un bianco di struttura come il Timorasso, espressione di un vitigno riportato alla luce, decenni fa, da un viticoltore visionario come Walter Massa. 

Lo stesso vino che la famiglia Semino propone a Vho, nella cantina Colombera, con etichette di pregio come Montino (20 euro) e Derthona (12 euro). Che rivela un’eleganza inattesa nel Pitasso (18 euro) e nel Bricco San Michele (9 euro), ammiraglie della maison Claudio Mariotto a Tortona. E che fa vetrina nelle Cantine Volpi, azienda biologica a conduzione famigliare, dove è d’obbligo degustare la Doc La Zerba (14 euro), pur senza snobbare il Rosé da uve Pinot Nero (10 euro) e il Piemonte Doc Spumante da uve Cortese in purezza (12 euro), perfetto con i primi a base di pesce e la pasticceria secca. 

L’inerzia porta più a sud, dove la vicinanza del mare influenza la gastronomia e anche il Gavi Docg, bianco di fascia alta che lungo la pittoresca “Strada del vino” intercetta un turismo slow e motivato. È un must La Raia di Novi Ligure, tenuta agricola biodinamica di Piero Rossi Cairo incorniciata da filari di Cortese e Barbera lungo Strada Monterotondo, con una Fondazione d’Arte, un delizioso boutique hotel e una cantina affidata all’enologa Clara Milani dove fare gli onori ad un Gavi Pisé (22 euro) che è un tripudio  di note floreali e sentori di frutta. 

E, sempre a Novi Ligure, si finisce per fare tappa alla tenuta La Mesma delle sorelle Paola, Francesca e Anna Rosina, protagoniste di una bella avventura imprenditoriale al femminile con un’azienda biologica affidata alla competenza di Massimo Azzolini, vigneti tra Monterotondo e Tessarolo e un paio di ottime bottiglie: il Gavi Docg Etichetta Nera (12 euro) e il millesimato Metodo Classico che prende il nome dell’azienda (25 euro), spumante che si presenta anche in versione Magnum con 10 anni sui lieviti. Un territorio che è una meraviglia e che il Consorzio Tutela del Gavi cerca di promuovere, ma senza fare tanto cinema. Perché il Piemonte è così: sempre sotto traccia. Felice di esserlo.

 

DUCHESSA LIA NOBILI BRINDISI

La terra ricoperta dalle “vigne ben zappate” di cui parlava Cesare Pavese che era di queste parti; la fiducia di oltre 300 vignaioli che ad ogni vendemmia conferiscono le proprie uve Moscato perché diventino uno dei celebri vini piemontesi; una cultura imprenditoriale che ha fatto dell’innovazione e della sostenibilità le proprie cifre identitarie; e una famiglia che ha scritto pagine importanti del mondo vitivinicolo a Santo Stefano Belbo, terra di mezzo tra Langhe e Astigiano. 

Un’evidenza: c’è tanta narrazione nella storia delle Cantine Capetta, gruppo avviato da papà Francesco nel 1953 e oggi gestito dai figli Riccardo, Gabriella, Maria Teresa e Carla Capetta. Perché i vini sono eloquenti: sanno parlare. Hanno fatto di questa azienda una leader nel segmento dei vini piemontesi a livello nazionale e del Duchessa Lia (5 milioni di bottiglie l’anno) il “premium brand”, espressione dei terroir più prestigiosi della regione e gamma di Doc e Docg che il pubblico ha imparato ad apprezzare nella grande distribuzione. 

A cominciare da quelli firmati da Germano Bosio, storico enologo di casa Capetta, come il “Galanera”, Barbera d’Asti Superiore, rosso profondo tendente al granato e fragranze di frutti di bosco, prugna e spezie, o come il Nebbiolo d’Alba con il suo sapore armonico e corposo. Senza scordare il Brachetto d’Acqui, spumante rosso dal perlage fine, l’iconico Barbaresco Docg di Duchessa Lia dai caldi riflessi aranciati e dal bouquet etereo. E, ovviamente, il Moscato d’Asti che quest’anno – conferma l’enologo Paolo Bussi – si è presentato con “uve sanissime, ricche di zuccheri e aromi senza eguali”. Storia e storie. Come quelle portate sui media dalla campagna pubblicitaria “Nobili Vini del Piemonte” ideata l’estate scorsa da Mimmo Beltramone per indicare il mood inclusivo di casa Capetta e marcare il profilo volutamente non elitario dei grandi vini Duchessa Lia. 

Operazione geniale di Instant Advertising: fare dei consumatori i veri ambasciatore dell’azienda, affidando ai volti di persone qualsiasi e dalle professioni più disparate, lo slogan “#io brindo al futuro”, con la carica anche simbolica che una frase simile poteva e continua ad avere in un Paese fortemente segnato dalla pandemia e desideroso di credere alla rinascita. Questione di riconoscibilità a cui la maison di Santo Stefano Belbo sembra tenere molto assieme ai valori portanti di Duchessa Lia e dei suoi “Nobili vini del Piemonte”. Lo conferma lo stesso Riccardo Capetta, presidente delle Cantine di famiglia: “Il palmares di premi assegnati ai nostri vini è ricchissimo. Ma ce n’è uno che è più prezioso degli altri: la fiducia che ci assegnano i nostri clienti”.