Le due terre della liguria

Riempìti di sole e talvolta di mare, i vini di Liguria si esaltano nella dualità tra Levante e Ponente. I vitigni più rappresentativi: là Bosco, Rollo, Albarola; qui Pigato, Rossese, Ormeasco (Dolcetto). In comune: Vermentino e terrazzamenti. La più nota DOC: Cinque Terre, grazie all’impulso dato dal turismo nell’area, dove si imbottiglia anche il vino più iconico, lo Sciacchetrà, passito da uve bianche, a cui ribatte la DOC Pornassio Sciac-trà, rosato secco e fermo. Ancora più a oriente la DOC Colli di Luni prepara vini bianchi profumati d’acacia  e sapidi, o rossi larghi e speziati con prevalenza Sangiovese. 

Le DOC Colline di Levanto e Golfo del Tigullio-Portofino si prefiggono vini giovani e freschi. All’estremo Ponente il toponimo Dolceacqua è parte integrale della denominazione DOC Rossese: rubino brillante, bouquet leggero in cui insiste l’amarena, di stoffa elegante. Accade anche per la conca montana di Pornassio, culla dell’Ormeasco. Gli inossidabili Agostino e Raffaele Guglierame seguono da decenni le orme del padre Nicola, pioniere della viticoltura in Valle Arroscia. Le cinque sottozone della Riviera Ligure di Ponente DOC conservano alcune curiosità enoiche come la Granaccia, la Lumassina e il Bozzetto di Quiliano. Ma soprattutto il Moscatello di Taggia. La versione passito di Eros Mammoliti rappresenta il recupero di un pezzo di storia già citato negli Statuti di Porto Maurizio agli inizi del XV secolo. In mezzo Genova, tra i capoluoghi di Regione più vitati d’Italia. La sottozona Coronata della DOC Val Polcevera, dove svetta la Bianchetta Genovese, è in realtà un fazzoletto di montagna della Signora del mare, come direbbe Francesco Petrarca.

 

Suggestioni in valle d’aosta

Lungo la vallata della Dora Baltea si manifesta uno dei capitoli più suggestivi della biodiversità vitivinicola italiana. Al suo vertice il Prié blanc, vitigno a piede franco, coltivato tra i 900 e 1200 metri a Morgex e La Salle, dove la filossera non è mai arrivata. 

L’olfatto, nella versione ferma di Vallée d’Aoste Blanc de Morgex et de La Salle, ricorda il petricore, ha sapore secco, di mandorla amara. Quello più diffuso il Petit rouge, che entra a far parte, tra le altre, delle DOC Enfer d’Arvier, Torrette e Chambave: vini dal colore rubino, sapore asciutto con retrogusto amarognolo e stoffa elegante. Nella classifica di ettari coltivati segue il Vien de Nus, alla base del Nus Rouge. 

Il Fumin dà invece luogo a una DOC di vitigno con bicchieri porpora, balsamici e caldi. Caratteristiche che ricordano anche il Cornalin, che concorre nella elaborazione di numerose DOC valdostane. Il Nebbiolo (in Val d’Aosta, Picotendro) qualifica le DOC Arnad-Montjovet e Donnas, dai riflessi granata, con ricordo di spezie, di spiccata armonicità. 

Il Petite arvine, dal colore giallo paglierino, rivela sentori di frutta esotica. Si apre invece a sfumature ambrate e note di frutta secca la versione flétri del Nus Malvoise.