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Villa Balis Crema, una dimora antica nella Valle degli dei

Un orto biodinamico, un ristorante stellato, palestre di roccia e passeggiate ai piedi dei Monti Lessini

Una villa antica, nel cuore della Valpantena, la Valle degli dei. E poi un orto biodinamico fatto di cerchi concentrici, dove la perfezione incontra la sequenza di Fibonacci. Infine un giovane chef, che in due anni ha conquistato due stelle, dove la seconda è quella verde della sostenibilità.

Siamo in Veneto, in una valle dalla natura dolce, ai piedi dei monti Lessini, tra le colline della Valpolicella e dell’Amarone, nota per gli allevamenti avicoli, la produzione di olio e di ciliegie, ma anche per il marmo rosso di Verona e per la lunga storia che emerge ogni volta che si scava e si trova un reperto romano. Qui vicino sorge il famoso Ponte di Veja, il più grande ponte naturale di roccia d’Europa. 

La villa

Affacciata sulla valle, nel centro del paese di Romagnano, sorge da più di quattro secoli Villa Balis Crema, la più antica della Valpantena. La posizione strategica del luogo suggerì la sua costruzione alla potente famiglia Maffei, che qui aveva iniziato una grande opera di sviluppo agricolo, privilegiando le colture di vite e olivo, per le quali questo territorio è apprezzato da sempre. Successivamente, la proprietà passò a Ludovico de Medici attraverso il matrimonio con Chiara Portalupi, siglando l’unione tra le due importanti famiglie veronesi. I beni passarono da discendente a discendente, fino all’ultima del ramo veronese dei Medici, Maria Veronica, che a metà degli anni ’30 dell’800 sposò Luigi Balis Crema. Poi l’abbandono nel secolo scorso, fino ai restauri e alla riapertura grazie alla famiglia Zecchini,  che l’ha acquisita nel 2008. Da pochi mesi è aperta al pubblico ed è diventata un relais di grande fascino. Dal recupero storico curato dall’architetto Roberto Facchinetti sono riemerse importanti testimonianze storiche e artistiche: affreschi, dipinti di scuola, stemmi delle famiglie che abitarono la dimora. L’architetta Silvia Bettini ha invece curato l’interior design nella sua conversione a hotel, utilizzando il corpo centrale, la barchessa, che in epoca passata ospitava il frantoio, e la casa del custode, in un prezioso mix di antico e moderno curato nei minimi dettagli. Tra le chicche, l’archivio-biblioteca di famiglia, le porcellane inglesi dei servizi, i lampadari provenienti da un vecchio hotel al lido di Venezia. All’esterno, il brolo ospita invece la piscina bio senza cloro affacciata sulla valle e l’orto di Liliana.

L’orto biodinamico

L’orto è il luogo dove si nascondono i segreti dei piatti del ristorante stellato La Cru: dalla forma concentrica e biologico a tendenza biodinamica, si trova a pochi passi dalla cucina e fornisce gli ingredienti allo chef, come lo shizo, il basilico giapponese utilizzato in diversi piatti stellati. La regina dell’orto è Liliana Coroian, che si occupa di questi duemila metri quadrati senza utilizzare nulla di chimico ma contando sull’energia delle piante e sulla loro capacità di interagire, difendendosi e crescendo. I prodotti dell’orto, così come le marmellate e il succo del melo decio, un frutto antico riscoperto qui e presidio slow food, arrivano sul tavolo della colazione a marchio La Cru. E da quest’anno la produzione di vino ha un marchio proprio, “I balivi”.

Il ristorante stellato

La fama del ristorante La Cru precede nel tempo quella del relais. Vi si accede dall’antica casa del custode, l’ambiente è moderno ed essenziale, tutto legno e vetrate affacciate sul panorama. Qui tutto è trasparente, a partire dalla cucina a vista aperta sui tavoli: da qui si possono seguire tutti i passaggi delle creazioni della brigata guidata dallo chef Giacomo Sacchetto, 37 anni, esperienze importanti alle spalle (è stato braccio destro di Giancarlo Perbellini) e soprattutto una grande concretezza e coerenza di carattere. Nel novembre 2020, un anno dopo l’apertura, il ristorante ha conquistato la Stella sulla prestigiosa Guida Michelin. Alla fine del 2021 gli ispettori Michelin hanno attribuito a La Cru un altro importante riconoscimento: la Stella Verde, per la sostenibilità ambientale e la gestione delle risorse. Il nome allude a un antico cammino identificato dalla cosiddetta croce di “Caravaca de la Cruz, percorso in epoche lontane dai pellegrini. Ma allude anche alla squadra che sta dietro a Sacchetto. I piatti proposti sono ispirati alla tradizione e a sapori che stimolano la memoria, il tutto servito in chiave moderna e creativa, frutto di una continua ricerca innovativa.

Cosa fare

Cooking class, visite all’orto, serate di degustazione con aziende locali, sono solo alcune delle iniziative. Fuori, palestre di roccia, sentieri per camminate di tutti i livelli, dalla dorsale delle cinque valli al grande anello della storia, e poi e-bike. Infine il pic nic in vigna e notti stellate fino al mattino. Tutto a due passi da Verona.