La via Francigena dei pellegrini 2.0
La via Francigena dei pellegrini 2.0

Ritrovare il gusto della lentezza, lungo sentieri immersi nel verde, alla scoperta di antichi borghi. Nell’era dell’immediatezza compulsiva, l’effetto saturazione produce una ‘voglia matta’, quella di staccare la spina (metafora ormai resa vintage da wireless e 5G) e rallentare, finalmente, a passo d’uomo. Camminare è una controrivoluzone che abbraccia il green style, con tutte le declinazioni disponibili del termine ‘sosteniblità’, in grado di far riscoprire meravigliosi percorsi, come la Via Francigena, e farne meta di turismo rigorosamente ‘slow’. Dall’Europa settentrionale a Roma, l’antica strada era battuta da pellegrini e mercanti, e per dar loro rifugio sorsero lungo il tragitto locande, nuclei urbani, chiese. Oggi, gioielli da visitare, meglio arrivandoci a piedi. Il tratto senese della Francigena si sviluppa partendo dalle torri di San Gimignano, poi lungo la valle del torrente Foci, che si guada al Molino d’Aiano, e poi attraverso il ponte sull’Elsa fino alla chiesa romanica di San Martino di Strove, da cui si arriva ad Abbadia a Isola, ammirando quindi il profilo di Monteriggioni, con la sua corona di torri. Da qui, con un percorso che sulla carta è segnato in quattro ore e mezza, si coprono i diciotto chilometri che portano a Siena, attraverso le strade bianche della montagnola, incontrando prima il borgo medievale di Cerbaia, poi i castelli della Chiocciola e di Villa e infine Pian del Lago, dal quale attraverso il bosco dei Renai si arriva a Porta Camollia. Percorrendo la città si giunge a una tappa fondamentale di questo percorso: il Pellegrinaio affrescato del Santa Maria della Scala, citato per la prima volta in un documento del 1090. Nato per ospitare i pellegrini in viaggio, oggi è un museo, nel cui bookshop è però possibile ricevere la ‘Credenziale del Pellegrino’, il documento che attesta il viaggio intrapreso verso un luogo di culto. Proprio lì accanto c’è ancora la Casa delle Balie, un ostello con venticinque posti letto. Da Siena inizia una tappa di 25 chilometri lungo le strade bianche della Val d’Arbia, che portano all’antica fattoria fortificata della Grancia di Cuna, e poi, lungo le Crete Senesi, dove si annida il convento di Monte Oliveto Maggiore, si sfiora Monteroni, fino al borgo fortificato di Lucignano d’Arbia, con la pieve romanica di San Giovanni Battista. Tappa successiva, da Ponte d’Arbia a San Quirico d’Orcia, attraversando i vigneti di Brunello che ricoprono le colline attorno a Montalcino. Da qui, si scende a Bagno Vignoni, con la sua vasca termale monumentale, e poi via verso l’ultimo tratto prima del confine con il Lazio, costeggiando le colline e il Monte Amiata, verso la Rocca di Radicofani. In tutto, 150 chilometri immersi in uno degli angoli più suggestivi della Toscana, da percorrere a piedi o in biciletta. Un itinerario riscoperto nel 1994, nel quale la Regione ha inziato a investire dal 2004, realizzando, secondo i dati raccolti dall’Irpet, un incremento turistico che, negli anni scorsi, ha toccato il 22 per cento, con una predilezione per agriturismi e, ovviamente, ostelli: un’offerta low cost alla quale si accede con la ‘Credenziale del Pellegrino’. Insomma, zaino in spalla, borraccia piena e smartphone carico in tasca. Perché, senza rinunciare al fascino della natura, per orientarsi lungo i sentieri c’è una app e la copertura internet è ormai su oltre il settanta per cento del percoso. Pellegrini, ma al passo coi tempi.

 

BAGNO VIGNONI

Nella vasca di Lorenzo e Caterina
L’antico borgo di Bagno Vignoni si trova nel cuore del Parco artistico naturale della Val d’Orcia. Un luogo magico, in cui le acque che sgorgano dalla sorgente termale vennero utilizzate fin dall’epoca romana. Risale invece al Cinquecento la bellissima vasca rettangolare che occupa il centro del piccolo villaggio, e nella quale si bagnarono Santa Caterina da Siena e Lorenzo il Magnifico. Al tramonto, i vapori che salgono dall’acqua avvolgono i bordi di pietra della vasca, offrendo uno scenario senza tempo.

 

RADICOFANI

Il panorama che la rocca difende
La Rocca di Radicofani appare a decine di chiometri di distanza. Offre un punto di osservazione unico, su un panorama vastissimo. Scendendo nel borgo del paese, si trova la chiesa romanica di San Pietro, del secolo XIII. All’interno, caratterizzato dai suoi splendidi archi gotici, è conservata una splendida collezione di terrecotte robbiane e di statue lignee. Sulla via principale, si trova la chiesa di Sant’Agata, ex convento dei Minori Conventuali, che conserva al suo interno un dossale di altare di Andrea della Robbia e un grande crocifisso ligneo trecentesco di cui non si conosce l’autore.

 

ABBAZIA DI SANT’ANTIMO

Sorta per grazia ricevuta
A nove chilometri da Montalcino, l’Abbazia di Sant’Antimo. Uno splendido monumento in stile romanico, con richiami ai modelli francesi e lombardi. Una grandiosa chiesa a tre navate con deambulatorio a cappelle radiali. Si dice che a fondarla fu Carlo Magno, che ritornando da Roma sostò nella Val di Starcia a causa del pericolo scatenato da un’epidemia di peste. L’imperatore fece voto affinché il flagello cessasse (e lui ne uscisse vivo) e per la grazia ricevuta fondò l’abbazia.

 

CRETE SENESI

L’abbazia tra i pini
Su un’altura che domina le Crete Senesi, immersa in un bosco di cipressi, querce e pini, si trova l’abbazia di Monte Oliveto Maggiore, un complesso monastico all’interno del comune di Asciano, sede dell’abate generale della Congregazione benedettina di Monte Oliveto. Un palazzo medievale in mattoni rossi, al quale si accede attraverso un ponte levatoio, rivela al suo interno il chiostro e l’antica farmacia dei monaci, che accompagnano la messa con i loro suggestivi canti gregoriani.

 

UN’ECCELLENZA

Il miglior prosciutto
La porta della Via Francigena in Toscana si apre sul Passo della Cisa per scendere verso Pontremoli, Aulla e Pietrasanta. Da qui in poi l’antica via entra in una delle zone del territorio toscano vocate alla produzione del Prosciutto Toscano Dop come riporta anche il disciplinare di produzione, ossia il metodo produttivo stabilito dai produttori per ottenere un prodotto unico dotato di specifiche caratteristiche. Proprio con lo scopo di custodire questo importante patrimonio culturale e gastronomico, è stato costituito nel 1990 “Il Consorzio Del Prosciutto Toscano Dop” composto da 21 aziende toscane che hanno il compito di promuovere, valorizzare e tutelare il prodotto sul mercato nazionale ed estero, mantenendo però lo stretto legame con il territorio di provenienza: la Toscana.

 

Un consiglio:  A Santa Maria della Scala è possibile ricevere la «Credenziale del Pellegrino»