Versilia in autunno, la magia dei boschi e il mare “vuoto”

Lo scrittore Fabio Genovesi guida d'eccezione alla sua terra

Ora che il sole splende di una luce più fioca e l’autunno allunga le ombre della sera su un Tirreno abbandonato dalle orde di vip che rendono la Versilia meta esclusiva per i ricconi che al Forte e dintorni si sono costruiti il loro buen retiro estivo, quale buona ragione potrebbe condurre sulla costa toscana in odor di Lunigiana?

“La mia terra emana una magia inspiegabile che, passato il pienone di luglio e agosto, si amplifica. Le spiagge vuote, il silenzio che consente finalmente di sentire il canto degli uccelli, sono irresistibili». Fabio Genovesi è nato e vive al Forte e dal mare ha tratto ispirazione per gran parte della sua produzione letteraria, dall’ultimo e recente ‘Il calamaro gigante’ (Feltrinelli) a ‘Il mare dove non si tocca’ del 2018, come ‘Esche vive’, fino a cult come ‘Versilia rock city’ e ‘Morte dei Marmi’.

Versilia è...
“Una terra particolare, baciata da un mare vero, grande, ma a ridosso di montagne altrettanto vere, le Alpi Apuane, che rendono la popolazione un misto tra mare e bosco, con attitudine all’accoglienza ma anche alla penombra solitaria del bosco. E poi nonostante tutta la movida, mantiene ancora una genuinità… E se togliessero un po’ di cemento, la bellezza vera, che non ha bisogno di aggiunte, risalterebbe ancora di più”.

Il turista tardivo che non insegue il glamour dove va indirizzato?
“Per esempio alla Versiliana, intesa come il bosco che sta alle spalle della villa. Perdersi in quel parco seguendo i percorsi nel verde infonde la profonda sensazione della solitudine e se ci si inoltra dopo la pioggia si è avvolti da un profluvio di profumi e luci che stordisce. Oppure nelle viuzze e nei vicoli del Tonfano, del Cinquale, le cui case mantengono il culto del giardino folto e le siepi le stringono le une alle altre. Niente a che vedere con le ville look Miami che col Forte non c’entrano niente”.

La scoperta o riscoperta che anche un autoctono non deve perdere?
“Il lago di Porta fra Pietrasanta e Massa, una zona umida di acqua dolce davvero a un minuto dal Golf Club ma che sembra sospeso in un’altra dimensione per la natura, le piante acquatiche, gli uccelli migratori. Mi ci perdo. Ideale anche per percorsi in bici o mountain bike”.

Da nativo che film ha visto scorrere davanti ai suoi occhi?
“Beh, vivere qui è come guardare l’Italia attraverso una cartina al tornasole e il cambiamento più radicale che ho accusato è il passaggio da un’industria turistica non di professionisti a un’economia di sfruttamento del territorio da parte di chi può investire qui come altrove senza chiedersi realmente dov’è e cosa fa. Dai negozi di vicinato si è passati alle catene dei grandi marchi, i ristoranti spesso sono nelle mani di milanesi che gestiscono i locali in maniera impersonale. Così l’identità tende a disperdersi e la Versilia si spersonalizza. Mi dà però grande speranza vedere l’attaccamento di tanti giovani alle proprie radici. La stessa tanto decantata esclusività di fatto rimanda a un concetto di esclusione. Ci sentiamo esclusi da casa nostra”.